1941
Le grandi disfatte
La guerra che Mussolini aveva previsto di vincere in pochi mesi e con poche perdite si stava rilevando un continuo susseguirsi di disgrazie: la campagna di Grecia fu un totale fallimento, i nostri soldati non erano riusciti a sfondare il fronte del nemico e ora dopo una serie di combattimenti sempre più duri si stava combattendo in Albania, da dove l'esercito italiano era partito il 20 ottobre per "spezzare le reni alla Grecia". In africa il generale Wavell, grazie ai rinforzi che gli erano giunti dalla nuova via Mediterranea aveva ripreso l'iniziativa e dopo le sfondamento delle deboli linee italiane a Sidi el-Barrani avanzava decisamente verso Bengasi. Nell'Impero etiopico la situazione era disperata, circondato dal nemico e abbandonato dalla madrepatria i nostri soldati attendevano soltanto l'attacco decisivo del nemico. In queste condizioni Mussolini, che aveva sempre creduto in una " guerra parallela", fu costretto a chiedere l'aiuto di Hitler e della Germania per cercare di porre un freno alle continue disfatte a cui l'esercito andava contro. Anche nel mare la situazione era critica, ora la Royal Navy era padrona di tutto il Mediterraneo e i suoi convogli furono contrastati soltanto da aerei ( delle Luftwaffwe ) e dai mezzi leggeri.
La Marina Italiana costretta a passare all'offensiva
Gennaio-Marzo 1941
Hitler riluttante deve aiutare Mussolini, che non ritiene colpevole delle disfatte italiane, in difficoltà ed invia subito una flotta aera, il X Cat, mentre si stava costituendo in Germania una formazione terreste adatta alla guerra nel deserto, la mitica Afrika Korps. Però i tedeschi pongono anche delle condizioni: l'Italia si doveva impegnare di più nella guerra usando al meglio le sue forze armate e non impegnandole più in operazioni al di sopra dei propri limiti. Il 9 febbraio una formazione inglese bombardò Genova, fatto che mostrò agli occhi di Hitler come gli italiani non sapevano nemmeno difendere il loro territorio e chiese subito che la marina italiana passasse all'offensiva. Nel convegno di Merano l'Amm Raeder chiese infatti un atteggiamento più offensivo della Marina Italiana e chiedeva delle puntate offensive delle flotta italiana nelle vicinanze di Creta per colpire l'ininterrotto flusso di rifornimenti che dall'Egitto arrivavano alla Grecia, prossima vittima delle armate tedesche; le richieste dell'Amm Raeder non potevano non venire esaudite visto che altrimenti la Germania non avrebbe più aiutato l'alleato. Il momento non era per la marina molto favorevole visto che ancora la flotta non si era ripresa dalla notte di Taranto. La puntata offensiva nelle acque di Gaudo e Matapan fu un vero disastro visto che furono affondati tre Ip e due Ct senza aver inflitto alcuna perdita al nemico.
La Strage dei convogli
Aprile-Agosto 1941
La sfortunata operazione di Guado portò alla Marina vari interrogativi sulla sua effettiva preparazione bellica: era indubbio che il nemico avesse qualcosa che gli permetteva di vedere di notte, la presenza delle portaerei rendeva le squadre britanniche più sicure nella navigazione e permetteva loro di attaccare la nostra flotta nei momenti più importanti. Così per evitare perdite che avrebbero aggravato ancora di più la situazione si decise di usare la flotta con più parsimonia e di far scortare i convogli diretti in Libia dalle unità leggere, cosa che oltre a rendere questi convoglio praticamente privi di protezione sottoponeva i nostri Ct e Tp ad un lavoro estenuante che logorò ben presto tutte le navi di questo tipo. Le perdite non mancarono e alcuni convogli vennero annientati dalla Forza K di norma composta da due Il e due Ct basata a Malta proprio per tale motivo; in altre occasioni nonostante la pesante scorta le navi mercantili fecero la solita fine: è il caso del transatlantico Conte Rosso affondato da un sommergibile mentre era scortato dalla III Div e da sei Ct.
In questo periodo di crisi la conquista di Creta da parte di paracadutisti tedeschi fu una vera boccata di ossigeno anche perché la M. Fleet per portare aiuto ai difensori dell'isola subì perdite ingentissime: 3 Il e 6 Ct affondati, una Nb ( la Warspite ) e due Inc gravemente danneggiati.
Dopo l'attacco alla Russia però i tedeschi concentrarono tutti i loro aerei in quel fronte e lentamente Malta e la M. Fleet si ripresero dai colpi subiti.
I Mesi dei disastri
Settembre-Dicembre 1941
Le perdite della nostra marina mercantile continuarono a salire, addirittura un intero convoglio, scortato da due Ip e 10 Ct, fu annientato di notte dalla Forza K che affondò tutte e sette i mercantili e un Ct. In questi mesi anche i sommergibili inglesi furono molto attivi e oltre ad affondare molte navi mercantili danneggiarono con i loro siluri la Nb Vittorio Veneto e gli incrociatori Trento e Duca degli Abruzzi. Ma i migliori centri furono quelli messi a segno dagli U-boot tedeschi che affondarono la portaerei Ark Royal, la Nb Barham, e l'incrociatore Galatea. Nonostante queste gravi perdite i nostri convogli verso la Libia venivano falcidiati sempre di più e nel mese di novembre il 63% dei materiali inviati raggiunsero il fondo del mare. Per porre fine a questo insostenibile stato di cose, la regia marina usò alcune navi da guerra per portare i rifornimenti urgenti il Libia: gli Inc da Barbiano e da Giussano furono affondati durante una di queste pericolose e inutili missioni. Fu organizzato allora un grande convoglio, che sotto la scorta di tutta la flotta riuscì ad arrivare senza perdite in Libia, durante questa operazione avvenne la prima Battaglia delle Sirte: uno scontro che non ebbe nessuna conseguenze per le due marine.
Ma la Regia Marina si prese la sua rivincita: il 19 dicembre la X Mas attacca Alessandria: le Nb Valiant e Queen Elizabeth vengono affondate.
Il 1941 fu un anno durissimo per entrambi i contendenti: le perdite subite dalla marina italiana a Matapan e nelle innumerevoli missioni di scorta ai convogli diretti in Libia avevano indebolito di molto le capacità belliche della nostra marina, che risultava profondamente squilibrata con ben 5 Nb in linea ma con Ct insufficienti per garantire la protezione a tutte le unità. Le perdite di materiali bellici aveva raggiunto in alcuni mesi livelli insostenibili e per cercare di arginare ciò si dovette impiegare molte navi da guerra, che subirono gravi perdite e portarono la classica goccia nel deserto. La situazione internazionale si era aggravata di molto: la Germania non era riuscita a sconfiggere in un sol colpo la Russia e ora doveva combattere su due fronti, il Giappone aveva trascinato in guerra gli Stati Uniti.
Anche l'Inghilterra però aveva subito gravi rovesci: la Grecia e Creta erano in mani tedesche, gli U-boot e la Luftwaffe avevano colpito duramente la marina, provocandole perdite molto dolorose ma sopratutto in momento delicato ( era iniziata un'offensiva in Libia del generale Auchinleck ) subì un colpo che mise in ginocchio tutta la Royal Navy: due Nb erano fuori combattimento per molti mesi; tuttavia ora l'Inghilterra non era più sola.
Perdite Navali nel periodo 1 Gennaio-31 Dicembre 1941
|
Regia Marina Italiana
|
Mediterranean Fleet
|
|
Navi da Battaglia
|
|
1* |
|
Portaerei
|
|
1
|
|
Inc pesanti
|
3
|
1
|
|
Inc leggeri
|
3
|
8
|
|
Cacciatorpediniere
|
14**
|
10
|
|
Torpediniere
|
15
|
|
|
Sommergibili
|
17***
|
10
|
* Le Nb Valiant e Queen Elizabeth furono recuperate e rimesse in linea dopo lunghi lavori
** 6 Ct furono perduti con la caduta dell'Africa Orientale Italiana
*** 7 sommergibili vengono affondati in Atlantico
