1943
La fine di una grande Marina

Nb Littorio e V. Veneto fotografate da una aereo inglese mentre si dirigono a Malta il 10.9.1943



Gli ultimi mesi del 1942 avevano ormai evidenziato l'enorme sproporzione di forze in campo e l'andamento generale del conflitto era ormai segnato: i tre paesi dell'Asse ora dovevano cercare di arrestare la marea alleata. In Mediterraneo lo scopo dell'Asse era quello di mantenere il più possibile la Tunisia, per ritardare il più possibile l'ormai certo sbarco alleato in Italia. Per questo futile obbiettivo furono sacrificate le ultime risorse del paese, senza tuttavia poter influire alcun che sull'esito della battaglia, che era persa in partenza. Da dicembre del 1942 fino al maggio del 1943 il Canale di Sicilia fu teatro di una continua serie di scontri via via sempre più impari. Quando il 12 Maggio la Tunisia cadde completamente in mano Alleata era ben chiaro a tutti quale sarebbe stata la prossima mossa del nemico. Nel mese di giugno dopo incessanti bombardamenti aerei e navali si arresero senza combattere le due isole fortificate di Pantelleria e Lampedusa, per la marina, che aveva il comando di queste isole, fu un bruttissimo colpo di credibilità agli occhi della nazione e dell'alleato tedesco ma questa duplice resa è lo specchio fedele del sentimento nazionale, che non vuole più combattere una guerra che non ha mai sentito necessaria e che ora appare irrimediabilmente persa.
Il 10 luglio, con una superiorità di mezzi e uomini schiacciante inizia l'Operazione Husky: gli alleati sbarcano in Sicilia. La reazione dell'esercito italiano e tedesco, soprattutto, non si fa attendere ma la marina invia sul posto solamente alcuni sommergibili che vengono decimati. La flotta, sia per mancanza di nafta, sia per l'indubbia inutilità della sua uscita rimane a Genova. Con la caduta di Mussolini, iniziano i primi contrasti con gli alleati, che accusano, a ragione, gli italiani di scarso impegno; la marina dal canto suo per rispondere a queste accuse organizza due distinte missioni di bombardamento contro il porto di Palermo con due divisioni di incrociatori, ma entrambe le missioni vengono annullate quando le navi si trovavano nei pressi della Sicilia. Ormai l'epilogo è vicino e il 3 settembre viene firmato a Cassibile l'armistizio con gli Alleati, che viene reso pubblico solo la sera dell' 8 settembre: è la fine della guerra e di una grande marina.


L'inutile sacrificio
Gennaio-Maggio 1943

Per tentare di mantenere almeno un piede in Africa l'Italia mobilitò le sue ultime risorse, mentre Hitler, che solo capiva l'importanza del Mediterraneo, inviò uomini e mezzi con mai aveva fatto in precedenza. La superiorità ormai incredibile degli Alleati in qualsiasi settore fece si che quest'ultimo sacrificio fosse inutile e dopo soli 5 mesi dallo sbarco in Marocco e dall'offensiva di El-Alamein tutta l'Africa sarebbe stata in mano degli Alleati. In quest'inutile calvario, nella tristemente nota "rotta della morte" in quello che può essere considerato uno dei più grandi cimiteri di navi affondarono 101 navi mercantili e 42 unità militari di vario genere. Altre decine di navi, in un numero addirittura maggiore di quello perso in mare fu affondato nei porti di arrivo Tunisi e Biserta. La totale supremazia aerea e un audace utilizzo delle proprie nave permise agli inglesi di cogliere successi tanto crescenti che sebbene non riuscirono mai ad arrestare il flusso dei rifornimenti dell'Asse resero di fatto impossibile qualsiasi tentativo di rimbarco dei soldati presenti in Tunisia: la marina mercantile italiana non aveva più navi da farsi affondare e di Ct e Tp efficienti ne era rimasto in tutto poco più di venti.


La fine
Giugno-Settembre 1943
L'11 giugno dopo essere stata sottoposta a duri bombardamenti aerei, l'isola di Pantelleria si arrende agli alleati prima ancora di essere attaccata dalle forze di sbarco, il giorno dopo anche Lampedusa si arrende al nemico senza combattere. Le due isole erano sotto la responsabilità della marina che subisce un bruttissimo colpo per la deplorevole arrendevolezza dimostrata, in quei giorni Mussolini e i tedeschi sono furiosi con Supermarina per il comportamento tenuto in tale circostanza, anche pensando alla prossima invasione alleata diretta contro l'Italia vera e propria. Ma ormai il paese conscio di aver perso una guerra che non ha mai sentito veramente necessaria spera solo di finire presto, non importa come. Il 10 luglio con l'Operazione Husky inizia lo sbarco in Sicilia: dopo alcune indecisioni iniziali gli alleati hanno un salda testa di ponte su cui riversare il loro enorme quantitativo di uomini. La Regia Marina, tenuta ferma a Genova la flotta, invia tutti i sommergibili in zona: a fronte di qualche colpo messo a segno, si perdono ben 7 sommergibili in 10 giorni. Il 25 luglio cade il fascismo e Badoglio diventa primo ministro, iniziano i movimenti più o meno segreti per uscire dalla guerra, a qualsiasi prezzo. Il 3 settembre, mentre gli alleati sbarcano in Calabria viene firmato a Cassibile l'armistizio con gli alleati: un armistizio durissimo che tra l'altro prevede come clausola principale la consegna della Flotta Navale da Battaglia:
la Regia Marina viene venduta in cambio della pace, sarà la sua ingloriosa fine.

La resa
La flotta durante i primi giorni di armistizio.


Perdite Navali nel periodo 1 Gennaio-8 Settembre 1943


Regia Marina Italiana Mediterranean Fleet
Navi da Battaglia

Portaerei

Inc pesanti 1
Inc leggeri 1 3
Cacciatorpediniere 11 8
Torpediniere 14
Sommergibili 22* 8
*Compresi quelli perduti in Atlantico



Perdite Navali nel periodo 10 Giugno 1940 - 8 Settembre 1943


Regia Marina Italiana Mediterranean Fleet
Navi da Battaglia 1* 1
Portaerei
2
Inc pesanti 5 1
Inc leggeri 7 16
Cacciatorpediniere 44 47
Torpediniere 41
Sommergibili 82** 45
* La Nb Cavour sebbene non affondata non rientrò più in servizio dopo il 12 novembre 1940
**Compresi quelli perduti in Atlantico



 Settembre-Dicembre 1942 Gennaio-Maggio 1943