La notte di Taranto

La Cavuor la mattina del 12 novembre 1940

Genesi

Già nel 1935, durante la crisi etiopica, la Royal Navy aveva studiato un piano di attacco aereo di sorpresa da attuarsi nella base navale di Taranto al fine di eliminare la marina italiana dal Mediterraneo e di far cadere così le mire colonialistiche di Mussolini; la diplomazia evitò in quel caso lo scoppio della guerra, ma il piano non fu dimenticato, anzi, nella convinzione di una sempre possibile guerra contro l'Italia, fu più volte aggiornato.

Quando, dopo l'operazione Hats, la M. Fleet dispose di due portaerei, di cui una moderna, il piano fu di nuovo ripreso e aggiornato per cercare di eliminare quante più possibili navi italiane. Per avere informazioni attendibili e fotografia aggiornate giornalmente fu trasferito a Malta la 431° Sq di ricognitori "Glenn Martin", i migliori di cui la Raf disponeva in quel momento; il comando e l'addestramento degli equipaggi a questa operazione fu affidato al C. A. Lister. I preparativi si svolsero in modo rapido ed efficacie tanto che gli inglesi avevano fissato l'attacco il 21 ottobre ( anniversario della vittoria di Nelson a Trafalgar ), ma un incendio scoppiato a bordo dell' Illustrious pochi giorni prima causò un rinvio.

Il ritardo fu veramente un colpo di fortuna per gli inglesi:
  • l'Italia aveva dichiarato guerra alla Grecia il 25 ottobre, questo modificò la normale dislocazione delle principali navi italiane divise solitamente tra i porti di Taranto, Napoli, Messina, Palermo; infatti per avere tutta la flotta pronta ad intervenire in caso di convogli inglesi verso la Grecia e in vista di una incursione della I e II squadra su Creta, occupata dagli inglesi, tutta la flotta fu concentrata a Taranto
  • da ulteriori ricognizioni fu evidente che le navi erano protette da reti parasiluri che avrebbero reso l'attacco privo di efficacia visto che i siluri erano stati predisposti per navigare a pelo d'acqua.

    Le prime mosse

    Per rinforzare ulteriormente la M. Fleet fu deciso di inviare la Nb Barham, gli inc. Glascow, Berwich e 6 Ct, questa forza navale scortata dalla Np Ark Royal e da ulteriori 5 Ct salpò da Gibilterra intorno alle 19:45 del 7 novembre 1940.
    Nel pomeriggio del 6 novembre erano invece uscite da Alessandria le Nb Warspite, Valiant, Malaya, Ramillies, la Np Illustrious e numerosi Ct per proteggere alcuni convogli diretti a Malta e a Suda. Durante la traversata le navi furono più volte attaccate dai bombardieri italiani che però non riuscirono a mettere a segno nessun colpo; il 10 novembre le navi provenienti da Gibilterra e la M. Fleet al completo ( gli incrociatori si erano uniti alla formazione principale dopo aver scorato i convogli ) si riunirono al largo di Malta e si diressero verso Alessandria assumendo una rotta atta a proteggere quattro trasporti scarichi di ritorno da Malta e diretti in Egitto; pareva così agli occhi di Supermarina, che sebbene con molta difficoltà e con notizie frammentarie aveva seguito lo svolgimento della missione inglese, che le navi nemiche si stessero dirigendo verso casa, dopo aver effettuato una missione di scorta ad un convoglio.

    In realtà la Np Illustrious scortata dalla 3° Div inc ( Gloucester, Berwich, Glasgow, York ) e da 4 Ct si stava dirigendo verso il punto di lancio, precisamente 40 miglia a ponente di Cefalonia e 170 miglia da Taranto; mentre la 7° Div inc ( Orion, Ajax, Sydney ) e i Ct Nubian e Mohawk fece rotta per il canale di Otranto per effettuare la prevista missione di rastrellamento, in quei giorni di emergenze per l'esercito italiano in Grecia i traffici fra le due sponde dell'adriatico erano molto intensi e non passava notte che un convoglio transitasse attraverso il canale.

    La situazione a Taranto

    Al momento dell'attacco la situazione delle difese dell'ancoraggio di Taranto erano le seguenti:

  • La difesa contraerea attiva era affidata a: 21 batterie per complessivi 101 cannoni di vario calibro; 68 complessi di mitragliere con un totale di 84 canne in posizione fisse e galleggianti; 109 mitragliere leggere in posizioni fisse e galleggianti. Le armi c.a. delle navi di bordo erano pronte al fuoco.

  • Le ostruzioni aeree erano affidate a: 27 palloni sferici, 16 ormeggiati a ponente delle navi lungo la diga della Tarantola e a nord di essa e 11 lungo la costa; il forte vento dei giorni precedenti all'attacco aveva strappato 60 palloni dai rispettivi ancoraggi e non era stato possibile, per l'insufficienza della produzione locale di idrogeno, la loro sostituzione.

  • La rete di scoperta aerea era affidata a 13 stazioni aereofoniche, due delle quali collegate con proiettori; vi erano poi 22 grandi proiettori in parte collegati alle principali batterie. Inoltre tutte le navi all'ancora tenevano pronti all'uso due proiettori.

  • Le ostruzioni retali parasiluri erano, con reti giungenti fino a 10 metri sotto il livello dell'acqua, al momento dell'attacco 4200 metri sui 12.800 metri previsti ed erano posizionate in modo da permettere la rapida uscita delle unità navali a scapito però della protezione.





    L'attacco

    L'attacco inglese si sarebbe svolto in due ondate: la prima verso le 22:45 e la seconda una ora dopo ciascuna ondata composta da 12 aerei di cui due bengalieri, quattro bombardieri e sei siluranti; mentre i bengalieri avrebbero disseminato i loro bengala per rischiarare la zona dell'attacco, i bombardieri avrebbero attaccato le navi minori ancorate nel mar Piccolo, per distogliere l'attenzione dai siluranti incaricati di colpire le navi principali, nel Mar Grande.
    Tra le 20:35 e le 20:40 gli aerei della prima ondata decollarono dalla portaerei, mentre la seconda ondata ridotta a nove aerei, che poi divennero 8 per il rientro di uno di essi dovuto alla perdita in mare del serbatoio supplementare di benzina, decollò tra le 21:28 e le 21:34.

    I ondata

    La piazzaforte di Taranto era in allarme da pochi minuti quando alle 22:58 entrarono in azione i due aerei bengalieri ( Kiggell-Janvin e Lamb-Grieve ) i cui bengala esplosero a circa 500 m poi cominciarono gli attacchi:
  • Alle 23:15 fu abbattuto dalle mitragliere di bordo della Cavour il velivolo di Williamson e Scarlet che procedendo in picchiata a motore spento aveva appena lanciato il proprio siluro, che colpì la stessa nave a prora sul lato sinistro.
  • Alla stessa ora i due aerei di Maculay-Wray e di Sparke-Neal, che procedevano in formazione, lanciarono in rapida successione i propri siluri contro la Doria; i due siluri mancarono il bersaglio e scoppiarono lontano dalla prora della nave.
  • Dopo pochi istanti e da due lati opposti gli apparecchi di Kemp-Bailey e di Swayne-Buscall colpirono con i loro siluri la Littorio
  • Alle 23:16 l'aereo bombardiere di Pacth-Goodwin lanciò le proprie bombe nel Mar Piccolo, una di esse colpì il Libeccio senza esplodere.
  • Alle 23:21 l'aereo bombardiere di Sarra-Bowker lanciò le proprie bombe sull'aeroporto, una di esse colpì l'aviorimessa distruggendo due idrovolanti in riparazione e causando un incendio che fu domato dopo un quarto d'ora.
  • Tra le 23:30 e le 23:40 gli aerei bombardieri di Forde-Mardeal-Ferreira e di Murray-Paine che lanciarono le proprie bombe sullo schieramento dei Ct nel Mar Piccolo, senza colpire nessuna unità.

    II ondata

    Gli aerei della seconda ondata, guidati dalle vampe dei cannoni c.a. italiani che continuavano a sparare, guidati dagli aerei bengalieri iniziarono la manovra d'attacco:
  • Tra le 23:50 e le 23:55 si accesero i fuochi dei bengala lanciati dagli aerei di Hamilton-Weeks e Skelton-Perkins
  • Alle ore 00:00 del 12 novembre il siluro lanciato dall'aereo di Lea-Jones colpì la Duilio a prora sul lato di dritta.
  • Tra le 00:00 e le 00:01 due apparecchi volando in formazione giunsero a distanza di lancio, l'aereo di Welham-Humphreys attaccò la VittorioVeneto senza colpirla, mentre l'aereo di Bayly-Slaughter fu abbattuto mentre attaccava il Gorizia.
  • Alle 00:01 la Littorio fu colpita per la terza volta da uno dei due siluri lanciati dalla coppia di velivoli composta da Hale-Carline e Spence-Sutton, mentre l'altro siluro fu trovato inesploso conficcato nel fango sotto la chiglia della nave.
  • Alle 00:30 l'apparecchio di Clifford-Going attaccando le navi ancorate nel mar Piccolo, partito in ritardo per problemi alla catapulta, lanciò sei bombe, una di esse colpì senza esplodere il Trento

    I danni e le ripercussioni

    Nb Littorio Colpita da tre siluri, 32 morti:
    una falla a prora sul lato di dritta di 15x10 metri,
    una poco più dietro di 12x9 metri,
    una a poppa sul lato di sinistra nell'agghiaccio del timone di 7x1.5 metri
    Nb Cavour Colpita da un siluro, 17 morti:
    una falla di 12x8 metri a prora sul lato sinistro in corrispondenza del
    deposito di munizioni, con conseguente allagamento di tutta la prua
    Nb Duilio Colpita da un siluro, 3 morti:
    una falla di 11x7 metri sulla dritta tra i depositi munizioni prodieri
    IpTrento Colpito da una bomba inesplosa:
    squarci nello scudo del complesso da 100 mm di prora sinistro,
    foro nel ponte di coperta e qualche danno nel locale sottostante
    Ct Libeccio Danni irrilevanti nella parte prodiera
    Ct Pessagno Leggera schiodatura e ingobbatura della carena di
    prua a dritta per bombe cadute nelle vicinanze

    Alle 04:45 del 12 novembre è portata ad incagliare la Duilio; alle 05:00 la Cavour,
    il cui equipaggio è costretto a sbarcare; alle 06:25 viene incagliata la Littorio


    La Littorio recuperata subito dopo l'attacco ed immessa nel bacino di Taranto l'11 dicembre 1940 rientrò in squadra il 9 marzo 1941; la Duilio fu trasferita a Genova il 26 gennaio 1941 e rientrò in squadra il 16 maggio 1941; La Cavour fu trasferita a Trieste il 22 dicembre 1941, ma difficoltà impreviste e altre priorità fecero si che la nave non rientrasse più in servizio.

    La necessità di sottrarre le navi maggiori rimaste incolumi fece si che già nel pomeriggio del 12 novembre furono trasferite a Napoli le Nb Vittorio Veneto, Cesare, Doria la I Div e la 9°,11°, 10°, 13° Sq Ct; mentre la III Div e la 12 Sq Ct furono trasferite a Messina. Nel frattempo furono accelerati i lavori per rendere più sicuro l'ancoraggio del Mar Grande; lavori che furono ultimati nel maggio del 1941.

    La perdita contemporanea di tre Nb, tra le quali una modernissima, fece sprofondare la nostra marina in una situazione di grave inferiorità numerica che rese la M. Fleet padrona del Mediterraneo Orientale in un periodo ( guerra in Grecia in pieno svolgimento ) in cui ciò era di notevole importanza; questo fatto si ripercosse anche sui nostri convogli, non più scortati da tutta la squadra navale, come era accaduto in varie occasioni. La riuscita dell'attacco fece sorgere il dubbio dello spionaggio e del tradimento in particolare la questione delle reti para siluri mal ubicate e della loro profondità ( le reti italiane giungevano fino a 10 metri sotto il livello del mare e i siluri inglesi erano tarati per quell'occasione a 10,60 metri.........!! ) suscitò scalpore in tutta la nazione, tanto che ancora oggi si parla di una marina pronta a tutto pur di perdere la guerra.

    L'incursione nel canale d'Otranto

    Oltre all'azione silurante contro la flotta italiana l'Amm. Cunningham aveva disposto che una divisione composta dagli inc Orion, Ajax, Sydney e scortati dai Ct Nubian e Mohawk avrebbe effettuato un'incursione notturna nel canale d'Otranto per affondarvi eventuali convogli che quasi tutti le notti traversavano l'Adriatico sulla direttrice Bari, o Brindisi, Valona, o Durazzo. Quella sera un convoglio composto dai piroscafi Locatelli, Premuda, Capo Vado, Calatani e scortati dalla Tp Fabrizzi dall'Inc ausiliario Ramb III era uscito da Valona alle 22:30 del giorno 11 con le due unità di scorta ai lati dei piroscafi.
    Alle 01:15 del giorno 12 ci fu l'avvistamento quasi contemporaneo e subito dopo tutti gli incrociatori inglesi aprirono il fuoco subito seguiti dalla Tp Fabrizzi che si trovava nel lato sinistro del convoglio ( quello attaccato ); l'impari lotta ebbe il suo logico svolgimento: mentre la Tp bersagliata dai calibri secondari degli incrociatori tentando di lanciare i propri siluri, operazione che non gli riuscì per le avarie riportate, gli incrociatori e Ct inglesi colpirono ripetutamente i piroscafi e si ritirarono soltanto dopo averli affondati tutti; la Tp Fabrizzi riuscì pur con gravi danni a raggiungere Valona, mentre non fu approvato il comportamento del C.F. De Angelini che comandava il Ramb III, che visto l'impossibilità di salvare il convoglio si ritirò mentre il combattimento ancora era in corso verso Bari.
    Il giorno successivo furono recuperati 140 superstiti, le perdite furono di 36 persone comprese 11 della Tp che ebbe anche 17 feriti; al comandante Barbini fu decretata la medaglia d'oro al valore militare per il comportamento eroico e per aver riportato uno scafo martoriato dalle granate nemiche in porto.

    Considerazioni

    Il nemico aveva navigato per una intera settimana in lungo e in largo per tutto il Mediterraneo senza che nessuna unità italiana gli sbarrasse la strada, aveva rifornito la Grecia e Malta con numerosi convogli e aveva inoltre attaccato un nostro convoglio nel canale d'Otranto: la presenza di tutte le navi italiane nei porti vicini alla zona non aveva impedito che ciò accadesse, questo fatto è di per se significativo senza considerare che oltre a non impedire al nemico di fare ciò che egli voleva nel mare che si voleva dominare tre nostre navi da battaglia, la metà della nostra forza, si erano fatte affondare in porto da 20 biplani vecchi di 15 anni!