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  • La battaglia dei convogli



    La vera guerra combattuta dalla Regia Marina durante il secondo conflitto mondiale fu quella, quotidiana ma poco nota, di protezione dell'enorme traffico mercantile che si rese necessario per rifornire i vari teatri operativi mediterranei: Albania, Grecia, Libia, Tunisia. E' bene chiarire subito che questa dura e lunga battaglia rappresenta una pagina gloriosa della nostra marina e sebbene con alti e bassi, fu una vittoria, forse l'unica vera vittoria italiana nella seconda guerra mondiale! La storiografia tradizionale, eccetto rare eccezioni, ha travisato la cruda e dura realtà delle cose narrando che l'esercito dell'Asse in Africa fu sconfito per l'impossibilità di trasportare i rifornimenti dall'Italia, distrutti dalla marina britannica..... la realtà fu ben diversa!

    Fra le due guerre

    La prima guerra mondiale aveva mostrato come tutte le marine del mondo non fossero assolutamente preparate a proteggere il traffico mercantile dalle nuove forme di offesa rese disponibili dall'evoluzione tecnologica di quegli anni: sommergibili, piccole unità siluranti, mine oltre alla nuova arma aeronautica in rapido sviluppo. Durante la grande guerra, mentre le grandi navi non vennero mai impiegate, nel mediterraneo la regia marina combatté essenzialmente per proteggere i traffici mercantili diretti in Italia mentre in adriatico furono anche usati sommergibili e unità leggeri in compiti offensivi. Le gravi perdite di naviglio mercantile e di materiali causate dai sommergibili tedeschi e austriaci ebbero gravi ripercussioni su tutto l'apparato militare e industriale italiano ( non dimentichiamoci che in Italia praticamente non vi sono materie prime ne combustibili! ) tanto che la Libia, conquistata nel 1912, fu letteralmente abbandonata a se stessa per impossibilità di rifornirla e al termine del conflitto solo le zone nei pressi delle principali città ( tutte in riva al mare ) erano ancora in mano italiana e fu necessario una lunga opera di riconquista contro le bande armate di libici, opera che si concluse solo nel 1924!

    Negli anni '20 non deve, quindi, sorprendere la grande importanza data dalla marina alla costruzione di una flotta più bilanciata cercando anche di stabilire quali e quanti navi fossero necessarie per la protezione del traffico mercantile; purtroppo il mutamento della politica navale italiana avvenuto nei primi anni 30 ( e cioè in piena fase di ricostruzione della marina ), riportò in auge le grandi, e costose, navi da battaglia costruendo una marina per una "grande battaglia navale" relegando in secondo piano l'importanza delle, molto meno appariscenti politicamente, navi scorta. E così, nonostante i migliori strateghi nazionali ( tutti appartenenti alla marina, unici in quegli anni a capire e predirre cosa sarebbe avvenuto poi nel secondo conflitto mondiale compresa l'inevitabile sconfitta finale ) esortassero la costruzione di una marina equilibrata con particolari attenzione al naviglio leggero, costruimmo e ammodernammo un gran numero di corazzate e incrociatori ( diversi dei quali si rivelarono poi cattive realizzazioni ) mentre il naviglio di scorta vero e proprio fu virtualmente inesistente: il cacciasommergibili sperimentale Albatros del 1934 e le 4 torpediniere di scorta classe Pegaso del 1938.

    Nel caso di un conflitto contro Francia e Gran Bretagna, considerato è bene ripeterlo perso in partenza, ritenendo, giustamente, il fronte libico quello principale la Regia Marina si preoccupò di informare gli organi dirigenti e lo stesso Mussolini che l'unico modo per permettere all'armata libica di combattere si dovesse attuare le seguenti misure:
  • ammassare in Libia enormi quantità di mezzi e uomini prima dello scoppio del conflitto
  • richiamare in patria tutta la flotta mercantile italiana sparsa per il mondo ( il 30 % del totale e in generale costituita dalle navi migliori )
  • protezione di un solo convoglio mensile costituito da navi mercantili veloci ( almeno 14 nodi ) che sarebbe stato scortato da tutta la squadra navale

    nessuno diede ascolto alla marina, la guerra sarebbe durata cosi poco che non vi era bisogno di preoccuparsi....

    Follie strategiche

    Prima di analizzare in dettaglio le varie fasi delle battaglia dei convogli è bene rendere l'idea di come i dirigenti militari e mussolini combatterono una guerra già virtualmente perduta. Basta analizzare una cartina geografica per capire la disperata situazione strategica italiana nel 1940; con Gibilterra e il Canale di Suez in mano degli Inglesi l'Italia si trovò praticamente isolata dal resto del mondo ( per non parlare delle sue colonie in Somalia e Eritrea, per la cui conquista tanti uomini e soldi erano stati spesi, abbandonate a se stesse ) e priva come è di materie prime la sua guerra non poteva che essere una: offensiva immediata in Libia nel tentativo di conquistare l'Egitto e il Canale di Suez diventando così padrona del Mediterraneo Orientale poter quindi accendere alle risorse del medioriente e dell'Europa orientale. Le direttive di guerra di Mussolini e compagni alla vigilia del 10 giugno 1940 rendono l'idea di quanto insulsa fu la guida militare del nostro paese in quei tristi anni: "Esercito e Aeronautica difensiva su tutti i fronti, Marina offensiva su tutta la linea dentro e fuori il Mediterraneo", a questa folle direttiva forse la più semplice e valida risposta fu data dall'allora Capo di Stato Maggiore della Regia Marina Domenica Cavagnari in un promemoria inviato a Mussolini il 14 aprile 1940 di cui riporto alcuni passi importanti:
    "Queste ( le forze navali nemiche -ndr ) saranno costituite da due ingenti complessi, operanti l'uno nel bacino orientale ( con base ad Alessandria - ndr ), l'altro nel bacino occidentale ( con base a Gibilterra - ndr ). ...... Se gli alleati si pongono, con le loro forze navali principali, entro le basi agli estremi del Mediterraneo, in attesa del nostro esaurimento, difficile sarebbe realizzare una condotta di guerra decisamente offensiva con le nostre squadre di superficie. Anche la guerra dei sommergibili potrebbe avere, in Mediterraneo, scarsi risultati poichè il traffico mercantile sarebbe totalmente inesistente.... Mancando quindi, la possibilità di conseguire obbiettivi strategici importanti o la sconfitta delle forze navali avversarie, non sembra giustificata l'entrata in guerra di nostra iniziativa, con la prospettia di doverci mantenere sulla difensiva.... Alle trattative di pace l'Italia potrebbe giungere, non soltanto senza pegni territoriali, ma anche senza flotta e forse senza aeronautica." Andò a finire anche peggio....

    Per rendere l'idea di quanto folle fu la direzione strategica del conflitto riporterò alcuni esempi di come combattemmo quella dannata guerra:

  • Il 10 giugno 1940 perdemmo, senza che venisse sparato un colpo, 212 navi mercantili per 1.216.637 t di stazza lorda che furono letteralmente sorprese dalla dichiarazione di guerra nei oceani di tutto il mondo, si trattava in gran parte della componente più moderna della nostra flotta mercantile che rappresentava più di un terzo del totale di navi mercantili battente bandiera italiana... non solo: molte di queste splendide navi furono riutilizzate dagli alleati per i loro vitali traffici!
  • Il 13 giugno ( a sole settantadue ore dall'inizio, volontario, delle ostilità ) l'Esercito richiese l'invio "urgentissimo" di circa 7000 uomini, batterie controcarro e contraereo e materiali vari; il 23 giugno l'Esercito e l'Aeronautica inoltrarono la richiesta "urgente" di inviare in Libia 13.000 uomini, 1250 automezzi, 40.000 t di viveri, 18.00 t di carburanti, 1.700.000 colpi di artiglieria, 48.000.000 di cartucce, 800.000 bombe per mortaio, 10.000 t di materiali vari. Furono subito prese misure d'emergenza utilizzando i Cacciatorpediniere per trasportare le batterie anticarro e antiaereo e fu organizzato un primo grande convoglio per i primi di luglio ( che portò poi alla Battaglia di Punta Stilo), l'idiozia di una condotta del genere è irritante.
  • Ai primi di settembre Mussolini e il suo staff inviarono circa 200 aerei tra caccia Cr42 ( biplani ) e bombardieri Br20 in Francia per "contribuire alla distruzione della Gran Bretagna"... biblani e vecchi bimotori contro gli Spitfire inglesi... non poteva che finire in carneficina! E pensare quanto avrebbero potuto fare in Africa quei nostri aerei considerando che anche gli inglesi avevano pochi aerei e di scarsa qualità ( costretti come erano a proteggere direttamente la propria patria )
  • Il 20 ottobre 1940, in preda all'isteria più completa, scattò l'aggressione italiana alla Gregia partendo dall'Albania. Fu forse il culmine della follia: nel giro di due settimane i gregi avevano respinto l'offensiva e si trovavano in territorio albanese con il rischio di ributtare a mare gli italiani; gli inglesi ovviamente non persero tempo e occuparono Creta ( di fondamentale importanza strategica per il controllo del Mediterraneo orientale ) e inviarono ingenti rinforzi ai gregi. Solo l'aiuto dei tedeschi nei primi mesi del 1941, al prezzo di un forse fatale rinvio dell'operazione Barbarossa di 6 settimane, permise di venire a capo della disperata situazione in cui, ancora una volta, ci eravamo andati a cacciare volontariamente. Il fronte grego-albanese assorbì una quantità di materiali e uomini impressionante e le tabelle sotto riportate danno un idea delle dimensioni di questa folle impresa.
  • Dopo l'attacco tedesco all'Unione Sovietica Mussolini chiese, e ottenne visto la spaventosa necessità di uomini che tale fronte richiedeva, "l'onore di combatere il comunismo".... tra il 1941 e il 1943 più di 300.000 uomini, circa 20.000 automezzi e 25.000 quadrupedi, 1265 cannoni, 60 carri armati, un centinaio di aereoplani, oltre a un numero impressionante di rifornimenti fu inviato ( e perduto ) a combattere in Russia mentre in Libia mancavamo di tutto...

    Uomini e materiali inviati nei vari teatri operativi del Mediterraneo

    Libia Albania, Gregia, Egeo Tunisia
    Uomini 206.402 982.402 77.741
    Combustibili 599.337 t 134.983 t 132.522 t
    Automezzi, corazzati,
    blindati e ricambi
    275.310 t 79.497 t 73.870
    Armi e munizioni 171.060 t 145.575 t 92.149 t
    Altri carichi 1.200.673 t 1.609.997 t 127.628 t


    Analizzando questa tabella risulta evidente l'incredibile quantità di uomini ma anche di armi e attrezzature belliche utilizzato nell'inutile Campagna di Gregia: occorre infatti ricordare che fu necessario mantenere un ingente corpo di spedizione anche a occupazione avvenuta dato il carattere ostile ( e ne avevano tutte le ragioni ) subito mostrato dalla popolazione grega per non parlare di quella jugoslava. Per quanto riguarda la Libia non dobbiamo infine dimenticarci il grandissimo impegno tedesco sia in termini che quantitativi che, sopratutto, qualitativi: dei 206.402 uomini inviati dall'Asse in Libia ben 69.657 furono tedeschi per non parlare delle enormi quantità di carri armati, blindati e materiali di cui non sono a mia disposizione dati certi ma solo i totali. Molti italiani non riconoscono il giusto merito al contributo tedesco narrando solo le ingiustizie e i gesti di superiorità di questi contro i nostri soldati e ufficiali tralasciando di ricordare che i nostri alleati e solo loro, dato l'incotestabile pochezza del nostro esercito, evitarono la sconfitta definitiva in terra africana dell'Asse già nel 1941; molto interessante e significativa, e allo stesso tempo avvilente, sull'efficienza del nostro esercito ritengo una relazione di un comandante di carri italiano sullo stato del proprio battaglione, riportata sul sito icsm.it, per i più curiosi invito a leggerla con attenzione: Relazione VII battaglione carri M13/40 . Nella campagnia di Tunisia le cose andarono anche peggio: dei 77.741 uomini inviati ben 51.971 furono tedeschi cosi come lo furono la totalità dei carri armati e di gran parte dell'equipaggiamento a conferma che alla fine del 1942 le risorse italiane, già scarse e di poco valore, erano finite, disperse in teatri di guerra secondari senza un fine preciso.

    Ecco quindi apparire la "vera verità" e la tabella sotto riportata chiarirà una volta per tutte la situazione: combattemmo la guerra nel peggior modo possibile disperdendo le nostre già scarse forte in un numero incredibile di fonti secondari mentre trascurammo l'unico vero fronte su cui dovevamo concentrarci. Nel dopo guerra mentre proseguiva la caccia al fascista nessuno si preoccupò di dare la caccia a quegli esponenti militari e politici che cosi male si erano comportati e avevano causato così tante sofferenze ai nostri soldati; lampante l'esempio del Maresciallo d'Italia e Capo di Stato Maggiore Generale ( e successivamente capo del governo ) Badoglio ( il militare italiano più decorato..... ) il cui comportamento nei confronti degli italiani avrebbe meritato diverse corti marziali.... Molto più facile fu semplicemente affermare che la nostra marina e i nostri marinai erano dei traditori e combatterono per far perdere l'Italia... mai bugia fu più grossa e indegna per tutti i marinai che servirono con onore in questa difficile battaglia.

    Purtroppo anche oggi in molte persone ( tra cui per esempio mio nonno paterno, meccanico specializzato, che combattè in Libia per 2 anni e che fino alla sue morte ripetè "quei traditori della marina non ci facevano arrivare i pezzi di ricambio" ) vive la convinzione che i traditori furono nella marina.... i veri traditori furono altri e molto spesso venenro anche premiati con una medaglia!! Spero nel mio piccolo di rendere giustizia a chi veramente combattè per la patria.

    Uomini e materiali trasportati in Libia
    Carico
    1940 1941 1942-1.1943 Totale
    Uomini Partiti
    Arrivati
    29.299
    29.249 ( 99,9% )
    157.221
    143.053 ( 91% )
    19.882
    16.960 ( 84,8 % )
    206.402
    189.162 ( 91,6 % )
    Combustibili Partiti
    Arrivati
    47.520 t
    47.520 t ( 100% )
    234.426 t
    181.015 t ( 69 % )
    317.391 t
    248.168 t ( 78 % )
    599.337 t
    476.703 t ( 80% )
    Automezzi, corazzati,
    blindati e ricambi
    Partiti
    Arrivati
    30.131 t
    30.126 t ( 99,9% )
    144.478 t
    128.731t ( 89 % )
    100.701 t
    84.776 t ( 84,1% )
    275.310 t
    243.633 t ( 88 % )
    Armi e Munizioni Partiti
    Arrivati
    21.948 t
    21.938 t ( 99,9 % )
    61.054 t
    53.281 t ( 87,3 % )
    87.058 t
    74.243 t ( 85,3 % )
    170.060 t
    149.462 ( 88% )
    Altri carichi Partiti
    Arrivati
    204.868 t
    197.891 t ( 96,6 % )
    576.483 t
    490.166 t ( 85 % )
    419.322 t
    372.100 t ( 88,7 % )
    1.200.673 t
    1.060.157 t ( 86 % )


    Ecco quindi la sconvolgente verità: i disperati sforzi della Regia Marina e della Marina Mercantile nei durissimi 29 mesi in cui si svolse la battaglia dei convogli libici resero possibile consegnare il 91,6% degli uomini, l'80% dei carburanti, l'88% di automezzi e armamenti e l'86% degli altri carichi! Il tutto in un contesto ben più difficile di quello ipotizzato: non venne fatto alcun ammassamento di truppe precedentemente alla dichiarazione di guerra, perdemmo gran parte del nostro miglior naviglio mercantile e fummo costretto ad avere sempre uno o due convogli in mare in luogo del grosso convoglio mensile ipotizzato. Le ridotte capacità ricettive dei porti libici, infatti, non consentivano di scaricare contemporaneamente troppe navi di qui l'esigenza di inviare piccoli convogli con un logorante impegno per le unità di scorta. Bisogna inoltre fare notare come nel 1940 venne praticamente consegnato tutto quello che partì da l'italia, il problema era un altro: partì molto poco e di poca qualità basti pensare ai nostri carri armati "scatole di sardine" in confronto ai tanks inglesi. Ancora possiamo notare come nel decisivo 1942 il flusso di rifornimenti ebbe un bruschissimo decremento: soli 19.882 uomini in luogo dei 157.221 del 1941 ( circa la meta dei quali tedeschi! ) e di 100.701 t di corazzati e automezzi contro i 144.478... solo nel mese di settembre del 1942 gli inglesi ricevettero 600.000 t di materiali in gran parte di provenienza americana.... Dov'è la responsabilità della marina nella sconfitta in Libia?

    La lunga battaglia dei convogli libici

    Per motivi di spazio è chiaramente impossibile ricordare tutti i convogli scortati con successo o le brutte sconfitte ( che ovviamente ci furono, ma ricordiamo che un convoglio distrutto fa molta più notizia di 10 felicemente arrivati! ) di questa lunghissima battaglia; ripercorrerò quindi le varie fasi in cui si può dividere la nostra vera guerra sul mare.

  • Primo periodo: 10 giugno 1940 - dicembre 1940; il dominio italiano del Canale di Sicilia.
    Con la certezza che Malta sarebbe stata invasa il giorno dell'ingresso in guerra dell'Italia la Gran Bretagna abbandonò l'isola a se stessa privandola di qualsiasi possibilità offensiva; furono mesi felici per i convogli italiani e come già osservato fu consegnato praticamente tutto quello che partì dall'Italia, non è sbagliato ipotizzare che in quei mesi sarebbe stato possibile trasportare con successo anche il doppio o il triplo di uomini e materiali. Le uniche insidie al traffico italiano furono portate da alcuni sommergibili di base ad Alessandria e Haifa mentre nessun attacco fu portato da navi di superficie inglesi. Durante questi primi mesi si intervallarono grossi convogli scortati da numerose navi da guerra principali a più piccoli convogli scortate da un paio di unità leggere; fu da subito evidente che usare navi da battaglia e incrociatori, oltre all'enorme consumo di preziosa nafta che questo comportava, non solo risultava senza motivo ma anche pericoloso per tali unità che rappresentavano ovviamente un bersaglio molto allettante per i sommergibili alleati.

  • Secondo periodo: gennaio - maggio 1941; gli inglesi si organizzano.
    Poichè Malta non solo non era stata occupata ma veniva anche poco attaccata dall'aria gli inglesi cominciarono a far affluire sull'isola reparti aerei e qualche sommerbile e poche unità di superficie; tuttavia la comparsa in Sicilia del X Corpo Aereo Tedesco ( trasferito per proteggere il transferimento dell'Afrika Korps dall'Italia alla Libia ) provocò sensibili danni sia all'isola che alle forze aereonavali inglesi. Il dispiegamento in Africa del corpo di spedizione tedesco può essere annoverato fra i grandi successi della nostra marina, tenendo anche in considerazione che in quel momento solo Tripoli era ancora in mano italiana e che quindi gli inglesi potevano concentrare tutti i loro sforzi nei pressi di quel porto. Riporto ( a titolo esemplificativo ) la situazione del 24 febbraio 1941 per sottolineare l'impegno a cui la Regia Marina fu quotidianamente sottoposta: diretti a Tripoli e partiti, scaglionati in 36 ore, da Napoli erano in mare 3 convogli per complessive 9 navi mercatili e 4 navi passeggeri scortate da 8 Ct e 6 Tp vi era inoltre un convoglio di 3 navi scariche partito da Tripoli e diretto Napoli scortato da una Tp... tutto quanto arrivò a destinazione come previsto; il giorno dopo un altro convoglio di 3 navi mercantili sarebbe partito da Palermo e cosi via. Durante la notte tra il 14 e il 15 aprile si ebbe la completa distruzione del "convoglio Tarigo": 4 Ct inglesi ( dotati di Radar ) affondarono le 5 navi mercantili e 2 dei 3 Ct di scorta perdendo a loro volta uno dei cacciatorpediniere. Fu un pieno successo inglese, e nessuno vuol negare il contrario, ma prendere questo e pochi altri episodi come esempio di comportamento della marina è assolutamente fuorviante: negli stessi giorni ben altri 11 mercantili e relativa scorta giunsero a destinazione!

  • Terzo periodo: giugno - dicembre 1941; il periodo peggiore.
    L'invasione tedesca della Russia, la maggior disponibilità di aerei e navi inglesi e l'ormai certezza di funzionamento di ULTRA ( sistema inglese che permetteva di decifrare i messaggi radio tedeschi segreti ) fecero da subito sentire i loro effetti sui nostri convogli: sin dal mese di giugno si registrò un grande aumento degli attacchi aerei e dei sottomarini inglesi che colsero alcuni significativi risultati ( in primis l'affondamento delle grandi motonavi passeggeri Neptunia e Oceania ) ma che non variarono di molto le percentuali di merce consegnata. Con il passare dei mesi la pressione sui nostri convogli aumentò sempre di più e raggiunse il suo culmine nei mesi di ottobre e novembre con il sistematico attacco ( grazie ad ULTRA ) alle nostre navi cisterna da parte di aerei e sommergibili, la distruzione del "convoglio Duisburg"( 7 navi mercantili e 2 Ct affondati ) e l'affondamento dei due incrociatore della IV divisione ad opera delle Forza K, composta da un paio di incrociatore e qualche Ct, stanziata a Malta dall'ottobre di quell'anno e che oltre a queste azioni distrusse diversi altri mercantili. Il mese di novembre fu effettivamente tragico: venne perso il 70 % dei materiali trasportati e ben il 90 % dei carburanti senca contare tutte le navi, militari e mercantili, perdute. Dicembre rappresentò comunque il mese della svolta: l'impegno ( a dire il vero inutile, almeno in quelle proporzione ) di tutta la squadra da battaglia, le numerose perdite di navi subite in quel periodo dagli inglesi ( in primis l'avvenuta distruzione della temuta Forza K su un banco di mine ) resero possibile il ripristino di regolari rifornimenti; il felice arrivo del convoglio M42 ( che portò anche al breve scontro navale della prima sirte ) il 18 dicembre a Tripoli mise fine al triste periodo di disastri.

  • Quarto periodo: gennaio - luglio 1942; mesi felici per i convogli italiani.
    La mancaza di qualsiasi forza di superficie inglese e una nuova possente offensiva aerea sull'isola di malta condotta dai tedeschi e dagli italiani a partire dal marzo del 1942 resero la navigazione dei nostri convogli se non rillassante certamente molto più sicura: in gennaio e febbraio le perdite furono praticamente nulle, a marzo e aprile si perse solo l'1% di quello trasportato. Non si può fare a meno di segnalare l'incredibile dispiegamento di navi principali per la protezione dei convogli quando ( ed era ben noto ) non vi erano navi di superficie inglesi a minacciarli: fu una volontà politica impartita dall'alto per dimostrare ai tedeschi che eravamo padroni del mediterraneo ( e effettivamente in quei mesi lo eravamo ), infatti navi da battaglia e incrociatori poco possono fare contro sommergibili e aereosiluranti. Proprio in questi mesi tuttavia emerse l'inquietante possibilità degli aerei inglesi di attaccare i nostri convogli di notte grazie all'ausilio dei radar, i primi attacchi fecero pochi danni ma con il passare del tempo le cose non potevano che peggiorare. In definitiva però, in mesi che alcuni hanno definito decisivi, durante questo lungo periodo ben il 96% dei carburanti e il 93% dei materiali fu consegnato ai porti libici.

  • Quinto periodo: agosto 1942 - gennaio 1943; il triste epilogo.
    In questi mesi cominciò a divenire evidente l'enorme sproporzione di forze tra i due contendenti: con i tedeschi ormai impegnati nel disperato tentativo di sconfiggere l'Unione Sovietica le risorse dell'asse andavano esaurendosi mentre gli Stati Uniti cominciarono ad inondare l'Egitto con incredibili quantità di carri armati, aerei, cannoni. La ripresa dell'offensiva sui nostri convogli fu in realtà abbastanza graduale e solo nel novembre di quell'anno le perdite cominciarono a salire in particolar modo tra le navi cisterna, preda preferita per ovvi motivi dagli inglesi; in questi mesi cominciarono, finalmente, ad essere utilizzate le nuove costruzioni di naviglio adatto alla scorta che andò a rinforzare l'ormai drasticamente ridotta linea di Ct e Tp prebelliche. L'ormai innarestabile avanzata delle truppe inglesi che rioccupò prima Tobruck e poi Bengasi non fece altro che avvicinare le basi degli aerei nemici all'unico porto ancora disponibile ( Tripoli ) con conseguenti aumento degli attacchi e delle perdite; negli ultimi due mesi nessuna nave cisterna riuscì ad arrivare indenne in Libia e anche molti mercantili furono affondati ma anche se tutte fossero arrivate non sarebbe cambiato più nulla; il 26 gennaio 1943 con la caduta di Tripoli la battaglia era finita, la guerra persa molto tempo prima.


    La "rotta della morte": convogli per la Tunisia

    Lo sbarco anglo-americano in Marocco e Algeria dell'8 novembre 1942 e la conseguente decisione dell'Asse di occupare la Tunisia come fondamentale scudo per il corpo di spedizione in Libia ( in realtà già in rotta verso posizione più sicure ) aggravò ancora di più le difficoltà che la nostra marina incontrava in quei mesi nel garantire le scorte ai convogli diretti in africa: dal quel giorno e fino alla caduta di Tripoli vi erano due fronti aperti, infatti, la necessità di potenziare al più presto le forze in Tunisia ( occupata inizialmente solamente da qualche battagglione di paracadutisti tedeschi ! ) fece si che il massimo sforzo si concentrò proprio tra il 12 novembre 1942 e il 31 gennaio 1943. Gli alleati concentrarono, come ovvio, nel ristretto lembo di mare che divide l'Italia e la Tunisia ingenti forze: sottomarini, un numero impressionante di aerei, oltre alle scorrerie della ricostitutita Forza K con base a Malta e la nuova Forza Q basata a Bona.


    Come si vede dalla cartina, per proteggersi da navi e sommerbili, fu necessario ( dato l'ormai insufficiente numero di unità di scorta e la loro scarsa efficienza durante la notte ) posizionare due enormi campi minati ai lati della rotta verso Tunisi; se questo provocò delle perdite e delle limitazioni alle navi inglesi costrinse tuttavia le nostre navi a percorre una rotta obbligata che fu costantamente sorvegliata da ingenti stormi di bombardieri e aereosiluranti capaci di colpire anche di notte. Inoltre con alcune ardite e rischiose missioni alcuni incrociatori posamine inglesi riuscirono a passare ( non senza dolorose perdite tra le loro fila ) lo sbarramento di mine italiane e posizionare le loro mine nella rotta dei nostri convogli con conseguenze spesso disastrose. Fu veramente "una rotta della morte" su 388 mercantili impiegati ben 154 furono distrutti e 138 danneggiati; è comunque da notare come fra le navi affondate ben il 60,6% furono distrutte nei porti dall'aviazione nemica! Dopo le prime esperienze si fu costretti a trasportare le truppe con i Cacciatorpediniere già oberati di compiti e che furono letteralmente falcidiati; l'assurda direttiva di tenere la Tunisia a tutti i costi non solo fu uno spreco enorme di materiali ( Hitler in persona, accortosi troppo tardi dell'importanza del Mediterraneo, ordino di inviare i possenti carri Tiger appena entrati in servizio ) e di navi inutile, fu sopratutto mandare al massacro centinaia e centinaia di uomini che da mesi già compivano in silenzio il loro dovere.

    Uomini e materiali trasportati in Tunisia
    Uomini Partiti
    Arrivati
    77.741
    72.246 ( 93% )
    Combustibili Partiti
    Arrivati
    132.522 t
    94.472 t ( 71% )
    Automezzi, corazzati,
    blindati e ricambi
    Partiti
    Arrivati
    73.870 t
    59.440 t ( 80% )
    Armi e munizioni Partiti
    Arrivati
    92.149 t
    62.806 t ( 68% )
    Altri carichi Partiti
    Arrivati
    127.628 t
    89.814 t ( 70% )


    Nonostante questo scenario apocalittico la tabella dimostra con i fatti che anche questa volta la Regia Marina vinse la sua battaglia, riuscendo a far arrivare molto di più di quello che era lecito aspettarsi in quelle disperate condizioni; la vittoria ( seppure inutile e neanche riconuscita ) fu pagata ad un prezzo carissimo sia tra le navi mercantili che tra le file delle navi di scorta: in appena 6 mesi furono perduti in questo settore qualcosa come 10 Cacciatorpediniere, 9 torpediniere e 1 Corvetta senza contare le navi danneggiate e inutilizzabili per mesi. Le perdite furono cosi gravi che non fu possibile organizzare alcuna missione di rimpatrio per tutti quegli uomini ( a cui si erano i resti dell'Afrika Korps ) che cosi precipitosamente erano stati ammassati in Tunisia. La guerra, la vera guerra, della nostra marina finì quindi il 7 maggio con la caduta di Tripoli; ormai non c'era niente che potesse più fare per impedire la sconfitta.