Lo scontro di
Capo Spada


Il Colleoni affonda

Genesi


Dopo la dislocazione l'arrivo a Tripoli della 2° Div insiema alla 10° Sq Ct avvenuta il 9 luglio alla fine della sua missione di scorta di un convoglio diretto a Bengasi ( vedi La Battaglia di Puna Stilo ), Supermarina progettò una incursione della sola II Div inc ( Bande Nere, Colleoni ) al comando dell'A. D. Ferdinando Casardi, contro Sollum e successivamente distaccare questa divisione navale nella base di Lero, per avere in quella base un distaccamento veloce in grado di eseguire incursioni contro il traffico britannico nell'acque dell'Egeo. Da informazioni avute dall'addetto navale ad Instambull il 15 e il 16 luglio, risultava che in quei giorni sarebbe partito dallo stretto dei Dardanelli un convoglio britannico con 6 fra cisterne e piroscafi, Supermarina decise di far salpare da Tripoli la 2° div la sera del 17 luglio e, poiché non era necessario eseguire il bombardamento su Sollum, prevedendo l'arrivo a Portolago verso le 14:30 del giorno 19.

Della operazione italiana il comando della M. Fleet non ebbe alcun sentore. L'incontro presso Capo Spada fu dovuto alla concomitanza di una operazione di rastrellamento anti-som condotta dalla marina inglese per assicurare il libero passaggio di due convogli che si prevedeva far passare nella zona in quei giorni. Per il giorno 18 il rastrellamento era previsto tra il Canale di Caso e Creta ( 4 Ct ) e nel Golfo di Atene ( 1 Inc leggero e 1 Ct ) al comando del C.V. Collins sul Sydeny.


Il Combattimento

Regia Marina Royal Navy
2 Il con 16 cannoni da 152 mm 1 Il con 8 cannoni da 152 mm

5 Ct con 20 cannoni da 120 mm


  • Schema della Battaglia



  • Fino alle ore 6 del giorno 19 luglio la navigazione della II Div si svolse senza incidenti, e in quel momento stava zigzagando a 25 nodi nei pressi del passaggio tra Cerigotto e Creta, l'Amm. Casardi non aveva catapultato gli aerei di cui disponeva poiché, come prestabilito, ricognitori basati a terra avrebbero sorvegliato la rotta della divisione. Alla stessa ora i 4 Ct della 2° flottiglia ( Hyperion, Ilex, Hero, Hasty ) si stavano dirigendo verso lo stesso passaggio con rotta opposta. Il Sydney e il Ct Havock si trovavano a circa 60 miglia per Nord-Nord-Est da quelle acque.
    Alle 06:17, con mare molto agitato e vento teso da maestrale, gli incrociatori avvistarono quattro navi nemiche, subito riconosciute come Ct britannici; praticamente nello stesso momento anche le navi inglesi avvistarono gli incrociatori italiani e, dopo aver avvisato il Sydney, invertirono la rotta. Appena ricevuto il messaggio il Sydney e l' Havock avevano accostato verso Sud a tutta forza, per raggiungere il prima possibile la zona dello scontro.
    A questo punto inizio la prima fase del combattimento, in cui i Ct britannici attirarono la nostra divisione verso il Sydney, di cui l'amm italiano ignorava la presenza; alle 6:27, dopo aver aumentato la velocità a 30 nodi, gli incrociatori italiani aprirono il fuoco da una distanza di 17.500 m. Gli incrociatori italiani continuarono a sparare tenendosi fuori portata dei pezzi da 120 mm, che potevano essere molto pericolosi data la scarsa protezione della classe 5000t cui facevano parte i due incrociatori italiani. Alle 6:32 i Ct inglesi lanciano alcuni siluri che per l'eccessiva distanza, 18.000 m, passano molto lontani dalle navi italiane; dopo il lancio dei siluri i Ct si proteggono con una fitta cortina di nebbia artificiale. Gli incrociatori italiani, aumentata la velocità a 32 nodi verso le 7:00, continuano il combattimento sparando ad intermittenza e accostando a dritta per serrare le distanze, nel frattempo salite a 24.000 m.
    Alle 7:30 il Bande Nere vide cadere nelle sue vicinanze varie salve provenienti da Nord, ove un banco di foschia riduceva la visibilità; si trattava del Sydney che avvistate le navi italiane aveva subito iniziato il tiro su di esse. Le navi italiane, che potevano vedere solo le vampe dei cannoni ma non le navi, risposero subito al tiro accostando di 90° a dritta. Un colpo cadde quasi subito sul Bande Nere, scoppiando nell'aviorimessa e uccidendo 4 militari. Dalle 07:32 alle 8:23 il combattimento continuo ininterrottamente con tiro ben centrato da parte delle navi inglesi, mentre il tiro italiano risultò meno efficace. Alle 8:24 il Colleoni fu colpito da un colpo da 152 mm che esplose nel locale caldaie, immobilizzando la nave; l'amm Casardi non potendo salvare l'unità con il solo Bande Nere si ritirò, in questa fase la nave viene colpita nuovamente, ma riesce anche a mettere a segno un colpo sul Sydney, danneggiando il fumaiolo. Intanto il Colleoni ormai immobile e impossibilitato a difendersi era stato finito dai siluri dei Ct e affondò alle 8:29 , gli inglesi recuperarono 525 superstiti, fra cui il comandante C.V. Umberto Novaro che però mori il 23 luglio ad Alessandria. Durante le operazioni di salvataggio le navi inglesi furono attaccate dai bombardieri italiani, che erano giunti nella zona con un'ora e mezzo di ritardo; durante questa incursione fu lievemente danneggiato il Ct Havock .

    Epilogo


    Il Bande Nere dopo aver rotto il contatto, si diresse verso Bengasi, dove giunse alle ore 20 dello stesso giorno, ripartendo poi per Tripoli, scortato dalla Tp Centauro alle 9:30 del 21 luglio. Giunse a Tripoli alle 02:30 del 22 luglio; successivamente fu inviato in Italia per riparazioni. La 2° Div navale fu sciolta e il Bande Nere fu aggregato alla IV div inc leggeri.
    Alla notizia del combattimento di Capo Spada, e dato che un Inc italiano si stava dirigendo verso Tobruk ( in realtà il Bande Nere si dirigeva su Bengasi ), l'Amm Cunningham decise di uscire con parte della flotta per cercare di intercettare la nave italiana. Il tentativo andò a vuoto, ma durante un'incursione su Tobruk fatta dagli aerosiluranti della Eagle il giorno 20, nella speranza di trovarvi il Bande Nere, furono affondati i Ct Ostro e Nembo ed il piroscafo Sereno.

    Considerazioni

    Lo scontro di Capo Spada mise in luce la totale inadeguatezza della protezione degli incrociatori classe 5000 t e la loro scarsa tenuta di mare, infatti il tiro risultò molto disturbato dalla scarsa stabilità delle navi; bisogna comunque riconoscere che lo scontro si svolse in condizioni di visibilità sfavorevoli per le navi italiane. Da parte inglese non si può che notare come ogni volta si sospettasse la presenza di navi nemiche in porti non protetti questi furono attaccati dagli aerei imbarcati, come avvenne il giorno dopo Punta Stilo e come era avvenuto il giorno dopo Capo Spada; questo fattore era un'altro dei tanti vantaggi di disporre di Navi portaerei.