Operazione
Excess


la portaerei Illustrious attaccata dagli Stukas tedeschi

Genesi

Approfittando della superiorità navale saldamente in mano della Royal Navy, fu decisa un'importante operazione di rifornimento denominata "Excess", dal nome del convoglio principale, da eseguirsi nella prima decade del gennaio 1941. L'operazione, molto complessa e articolata può essere così riassunta:

  • L'invio di 4 piroscafi veloci ( 16 nodi ) costituenti il convoglio "Excess" da Gibilterra diretti uno a Malta ( Essex ) e tre al Pireo ( Atene ).
  • L'invio di 2 piroscafi veloci ( 15 nodi ) da Alessandria a Malta carichi di nafta e benzina. ( nave aus. Breconshire e Clan Macaulay )
  • L'invio di 2 piroscafi veloci ( 15 nodi ) da Malta ad Alessandria.
  • L'invio di 6 piroscafi lenti ( 11 nodi ) da Malta a Porto Said. ( convoglio ME-6 )

    Per proteggere questi 14 piroscafi, ripartiti in 4 convogli, fu deciso di impiegare tutte le forze presenti in mediterraneo, sia a occidente che a oriente, al comando rispettivamente dell'Amm Sommerville dell'Amm Cunningham. Si ritenne che i pericoli principali si sarebbero concentrati tra la Sardegna e Malta costituiti da forze leggere: Mas, sommergibili e aerei; non si riteneva probabile invece un'uscita del grosso della flotta italiana. Le forze disponibili furono divise in varie gruppi:

    Con partenza da Gibilterra:
  • Forza H: Nb Renown e Malaya, portaerei Ark Royal, Il Shieffield, 9 Ct. Protezione a distanza convoglio " Excess".
  • Forza F: Inc. contraereo Bonaventure, 4 Ct. Scorta ravvicinata convoglio "Excess"

    Con partenza da Alessandria:
  • Forza A: Nb Warspite e Valiant, portaerei Illustrious, 9 Ct. Protezione a distanza dei convogli diretti a levante.
  • Forza C: Inc c.a. Calcutta e 2 Ct. Scorta dei 2 piroscafi diretti ad Alessandria.
  • Forza D: Ip York, Il Orion, Ajax, Perth. Scorta dei 3 piroscafi diretti al Pireo.
  • Forza X: Nb Barham, portaerei Eagle, 5 Ct. Azioni offensive contro il traffico italiano nel Canale di Sicilia.

    Come d'abitudine la Forza H, dopo aver accompagnato il convoglio fino presso l'imbocco del Canale di Sicilia, si sarebbe ritirata, mentre la Forza f, rafforzata dalla Forza B provenente dall'Egeo e composta dagli incrociatori leggeri Gloucester e Southampton e da un Ct, avrebbe scortato il convoglio fino a Malta. Inoltre tre sommergibili erano stati dislocati in agguato in posizioni favorevoli a sud ( smg Triumph e Upholder ) e a est ( smg Pandora ) della Sardegna.

    Le prime mosse

    Il convoglio "Excess", con la scorta della Forza F, lasciò Gibilterra alle 17:00 del giorno 6 gennaio 1941, diretto verso l'Atlantico, per ingannare i nostri informatori, e nella notte invertì la rotta in modo da entrare nel Mediterraneo prima dell'alba. Il giorno 7 salpò da Gibilterra la Forza H e da Alessandria tutte le navi li presenti. In quello stesso giorno verso le 16:40 un ricognitore italiano scopriva la Forza A e subito dava l'allarme; nel pomeriggio altri due avvistamenti confermarono a Supermarina che la M. Fleet era in mare in forze. Ma il giorno dopo, come previsto, alcuni aerei della Raf, di base a Malta, attaccarono a Napoli le nostre forze navali principali: la Nb Cesare fu circondata dalle bombe e alcune schegge causarono la morte di 5 uomini e il ferimento di altri 20 marinai, un'altra bomba causò alcune infiltrazioni d'acqua nella carena e l'avaria di una turbina. Alle 17:00 del 9 gennaio la Vittorio Veneto e la Cesare salpavano, la prima per il porto di La Spezia, la seconda per l'arsenale di Genova dove avrebbe riparato le avarie riportate. Così la nostra flotta da battaglia si ritirava la Nord, visto che anche Napoli non era più sicura. Almeno c'era la consolazione di non sprecare un'altra buona occasione poiché questa volta il nemico era superiore.

    Il giorno 8 fu per le navi britanniche un giorno relativamente tranquillo, e ad eccezione di alcuni aerei da ricognizione, non ebbero alcuna noia dagli italiani; la mattina del 9 fu scoperta anche la Forza H provenente da Occidente che fu attaccata, senza nessuna conseguenza, da 10 Sm 79 tra le 13:30 e le 14:00, due aerei furono abbattuti dai Fulmar di scorta; quella sera stessa la Forza H invertì la rotta e rientro a Gibilterra l' 11, il convoglio "Excess" era ora scortato dalla Forza F e B, che lo aveva raggiunto il giorno prima. Supermarina inviò la VII e la VIII div con la 15° e 16° Ct nel Canale d'Otranto per proteggere il traffico con l'Albania.

    La Vega e la Circe

    Le due torpediniere Vega e Circe salparono da Trapani la sera del 9 gennaio e cominciarono a pattugliare le acque a levante di Pantelleria, la notte non portò nessun avvistamento ma alle 07:12 del 10 gennaio la Tp Circe ( che si trovava a circa 7 miglia dalla costa sudovest di Pantelleria ) avvistò un formazione nemica con rotta sudovest distante circa 7000 metri e insieme alla Vega. Tra le 07:26 e le 07:28 la Circe lanciò tre siluri contro una nave al centro della formazione ( il quarto siluro non partì per un'avaria all'accensione della carica di lancio ), mentre la Vega ne lanciava due subito dopo; gli inglesi che inizialmente scambiarono le due Tp per Ct dell'Amm Cunnigham che era atteso con la Forza A in quel frangente si ripresero dalla sorpresa e gli incrociatori Bonaventure e Southampoton con i Ct Jaguar e Hereward attaccarono le due torpediniere, dopo che il Bonaventure era riuscito ad evitare i siluri della Vega. Le Tp che subito presero una rotta di allontanamento risposero subito al fuoco ( un colpo da 100 mm causò un morto e 4 feriti a bordo del Bonaventure, che non ebbe però alcun danno ), ma la Tp Vega venne ripetutamente colpita: un primo colpo centrò il timone e immobilizzo le eliche, un secondo colpo sventrò la caldaia prodiera con conseguente invasione di vapore nella parte centrale dell'unità, altri colpi centrarono il pezzo poppiero da 100 mm e fecero saltare un deposito di munizione. Immobilizzata e impossibilitata a difendersi fu finita da un siluro del Hereward e affondò alle 08:15 con il suo comandate ( C.C. Giuseppe Fontana, medaglia d'oro alla memoria ) che sebbene illeso volle affondare con la sua nave. La Circe senza alcun danno riuscì a sfuggire alle navi inglesi e alla 08:45 raggiungeva il porto di Pantelleria, dove imbarcò un medico e si diresse sul luogo dell'affondamento del Vega per recuperare i naufraghi: solo sei uomini furono salvati.
    Nell'ultima fase dello scontro intervennero anche i grossi calibri della Forza A che si era ricongiunta con il convoglio intorno alle 08:00; pochi minuti dopo che lo scontro era terminato il Ct Galland urtò contro una mina ed ebbe la prua asportata dall'esplosione, venne preso a rimorchio dal Ct Griffin e arrivò a Malta il giorno successivo, la nave era così danneggiata che fu deciso di non ripararla ( venne definitivamente affondata nell'aprile del 1942.

    L'esordio del X Cat



    Il 10 gennaio 1940 la Mediterranean Fleet sperimentò sulla sua pelle uno dei micidiali attacchi in picchiata degli Stukas tedeschi, appartenenti al X Cat ( Corpo aereo tedesco ) che era stato rischiarato, su ordine diretto di Hitler, in Sicilia per aiutare gli italiani in difficoltà. Verso le 12:30 due solitari aerosiluranti Sm 79 attaccarono le corazzate della Forza A, mancando di poco con i loro siluri la Valiant; quest'attacco sebbene non avesse inflitto nessun danno alle navi britanniche ebbe conseguenze funeste: infatti gli aerei di pattuglia inglesi si gettarono in picchiata sui siluranti italiani lasciando la formazione scoperta proprio mentre nei radar inglesi compariva uno sciame di puntolini. Erano 32 Stukas tedeschi armati di bombe perforanti da 500 Kg, la portaerei Illustrious mise subito la prua al vento per lanciare altri caccia Fulmar, ma era troppo tardi: l'attacco era iniziato. Dieci aerei attaccarono, per disperdere il fuoco contraereo, la formazione delle corazzate colpendo con una bomba la Warspite sulla cubbia dell'ancora di dritta provocandole danni insignificanti e la morte di un marinaio; tutti gli altri Stukas si concentrarono sulla portaerei e per alcuni minuti la nave fu circondata dalle esplosioni delle bombe che finivano in mare ma sei bombe raggiunsero la nave:
  • la prima bomba colpì l'elevatore di poppa, proprio mentre questo stava alzando sul ponte di volo un Fulmar e il suo pilota, l'esplosione provocò la rottura del pistone di sollevamento e l'elevatore si schianto sul ponte dell' hangar, l'incendio che ne segui fece esplodere 13 aerei che erano carichi di benzina e di munizioni.
  • una seconda bomba perforò il ponte di volo corazzato e andò ad esplodere nell' hangar aumentando l'incendio che aveva già raggiunto proporzioni gigantesche.
  • la terza bomba attraverso una piazzola di mitragliere antiaeree e quindi scoppiò nei pressi del fianco sinistro che fu crivellato dalle schegge.
  • la quarta bomba perforò vari ponti e scoppiò nell'interno della nave sotto l'hangar, sconvolgendo il sistema di comunicazioni interno
  • il quinto ordigno scoppio sul ponte di volo danneggiando le catapulte e uccidendo tutti quelli che si trovavano nelle vicinanze.
  • infine la seste bomba perforò alcuni ponti causando danni minori.
    La nave aveva lamentava 126 morti e centinaia di feriti, era avvolta dalle fiamme, immobilizzata e senza energia elettrica con il ponte di volo devastato dalle esplosioni; solo la mirabile struttura salvo la portaerei ferita, infatti le portaerei di questa classe erano state costruite con un ponte e una cintura corazzata proprio come le corazzate, che se da una parte limitava il numero degli aerei trasportabile rendeva le navi molto sicure e resistenti come fu dimostrato in numerose occasioni.
    Poco dopo le 16:00, quando la portaerei aveva potuto riprendere la marcia verso Malta a 17 nodi e riparato le catapulte, vi fu un nuovo attacco di 20 Stukas tedeschi, questa volta però i Fulmar fecero buona guardia e abbatterono 6 aerei ma un bomba raggiunse comunque la nave scoppiando nel martoriato hangar e riattizzando alcuni incendi. La portaerei ferita giunse a La Valletta alle 21:45 e furono subito iniziate le operazioni di riparazioni dei danni più gravi.

    Il giorno dopo fu altrettanto nefasto per l'Amm Cunningham, infatti gli incrociatori Gloucester e Southampton, che avevano scortato a Malta il Ct Galland, essendo privi di radar furono sorpresi, mentre dirigevano per ricongiungersi con il grosso della flotta, da un attacco di 12 Stukas intorno alle 15: l'Inc Gloucester ricevette un bomba perforò la torre di comando ma non esplose, tuttavia provocò vari danni e la morte di nove marinai, peggio andò al Southampton che ricevette tre bombe in pieno che causarono enormi incendi e avarie alle macchine. Poiché, per le avarie subite, si rivelò impossibile allagare i depositi di munizioni fu deciso di abbandonare la nave per evitare una strage fra l'equipaggio; alle 10:00 della stessa sera dopo una lunga agonia il grande incrociatore ( 11.500 tonnellate ) affondò.

    Il rientro alle basi

    Il giorno 10, appena informato che l'Illustrious era immobilizzata nei pressi di Malta, Supermarina ordinò l'uscita del Vittorio Veneto e della Doria da La Spezia per lo stretto di Messina dove si sarebbe incontrata con la III Div, l'obbiettivo era chiaro: tagliare la strada alla grossa nave e affondarla. Purtroppo però la portaerei inglese poté dopo poche ore muovere a 17 nodi rendendo inutile quindi l'uscita in mare delle navi italiane, che rientrarono in porto il giorno successivo.
    Le navi inglesi rientrarono ad Alessandria fra il 14 e il 18 gennaio; ben diversa era invece la situazione della Illustrious che a Malta fu ripetutamente attaccata da aerei italiani e tedeschi e subì altri danni alla carena e all' hangar, per cui il 23 gennaio fu fatta salpare, sebbene ancora gravemente menomata, e riuscì a raggiungere Alessandria il 25. Fu subito inviata a Norfolk ( Stati Uniti ) dove c'era un cantiere pronto ad accoglierla; la portaerei destinata a sostituirla, la Formidable, sarebbe giunta ad Alessandria solo il 10 marzo.

    Considerazioni

    I Tedeschi provocarono più danni in giorno di quanti l'aviazione italiana avesse fatto in sei mesi, solo questo fatto mette in evidenza la differenza di preparazione che i nostri alleati avevano anche in un campo in cui per forza di cose dovevamo essere noi i più preparati: l'attacco navale e la cooperazione con la marina. Oltre a questo però si deve notare, e gli ammiragli italiani lo fecero, come tutti i 14 piroscafi erano passati indenni e che se si voleva strozzare Malta bisognava in futuro mirare soprattutto a quelli invece di concentrarsi esclusivamente sulle navi da guerra. Per quanto riguarda gli inglesi l'uscita di scena dell'Illustrious fu per loro un brutto colpo e dovettero attendere l'arrivo di un'altra unità della stessa classe per intraprendere nuove operazioni, visto che la vecchia Eagle era troppo vulnerabile alle nuova minaccia degli aerei tedeschi.