Il bombardamento di
Genova

R.C. Cesare in porto a Genova pochi giorni prima dell'incursione

Genesi

Dopo il trasferimento della flotta italiana nelle basi del Tirreno, in conseguenza dell'attacco subito a Taranto, l'Amm Sommerville, comandante della Forza H, aveva pensato di andare con la propria flotta a bombardare una di tali basi per darci l'impressione che neanche in nel Tirreno le nostre navi sarebbero state al sicuro. Fu scelta come obbiettivo il porto di Genova perché si riteneva che vi fossero due Nb in riparazione ( in realtà vi era soltanto la Duilio ), per l'importanza di Genova come città industriale e anche perché le difese di Genova parevano poco temibili. Già il 31 gennaio la Forza H salpava da Gibilterra e il 2 febbraio gli aerei della Ark Royal attaccavano con siluri la diga del Tirso in Sardegna, la notte successiva si doveva poi dirigere su Genova per arrivarci la mattina successiva, ma il continuo peggioramento delle condizioni meteorologiche causò tali ritardi che l'Amm Sommerville annullò l'operazione: infatti con tale tempo le navi sarebbero giunte nei pressi di Genova solo nel pomeriggio rischiando quindi di essere avvistate dalla ricognizione italiana.

Rientrato a Gibilterra Sommerville propose come data possibile per un nuovo tentativo di bombardamento il giorno 20 febbraio poiché i suoi Ct avevano sofferto il mare grosso e dovevano quindi subire alcune riparazioni; da Londra la risposta fu secca si doveva bombardare Genova prima del 12 Febbraio. Perché tanta fretta? I servizi segreti britannici avevano saputo che il 12 Febbraio il dittatore Franco e Mussolini si sarebbero incontrati a Genova, il motivo di tale incontro era chiaro a tutti: Mussolini voleva convincere Franco a entrare in guerra a fianco di chi lo aveva aiutato pochi anni prima; se la Spagna fosse entrata in guerra Gibilterra sarebbe caduta e tutto il Mediterraneo sarebbe stato dominio dell'asse! Si doveva a tutti i costi impedire che Franco facesse tale passo e per far ciò non c'era niente di meglio che dimostrare la debolezza dell'Italia che non sapeva neanche proteggere le proprie coste. Su ordine diretto di W. Churchill la Forza H salpò da GIbilterra nel pomeriggio del 6 febbraio: il bombardamento di Genova, progettato come operazione militare, diveniva una questione politica.

La traversata

Il 6 febbraio la Forza H divisa in tre gruppi salpava nel pomeriggio e dirigeva verso l'atlantico, come per andare incontro ad un convoglio o per un'esercitazione, poi durante la notte invertì la rotta, ripassò lo stretto e fece rotta per passare tra le isole di Ibiza e Maiorca ( 1 ).
  • Gruppo 1: Nb Renowm, Malaya; portaerei Ark Royal, incrociatore Shieffield.
  • Gruppo 2: Ct Fearless, Foxhound, Foresight, Fury, Encounter, Jersey.
  • Gruppo 3: Ct Duncan, Isis, Firedrake, Jupiter.

    Supermarina, subito informato della partenza della Forza H, sebbene questa avesse messo la prua verso l'Atlantico, fece allertare la III div che si trovava a Messina e predispose numerose ricognizioni aeree ma queste erano mal direzionate: si pensava infatti che la Forza H volesse ripetere l'azione di pochi giorni fa contro la diga del Tirso e quindi non si ordinarono ricognizioni a Nord delle Baleari, dove invece passò la flotta inglese.
    L' 8 febbraio per parare un'altra incursione nemica sulla Sardegna fu decisa l'uscita in forze di quasi tutta la flotta ( 1 ):
  • da La Spezia: Nb Vittorio Veneto, Cesare, Doria con la 10° e la 13° Sq Ct
  • da Messina: la III Div ( incrociatori pesanti Trento, Trieste, Bolzano ) con tre Ct.

    In base ad alcune informazioni di ricognitori attaccati da aerei nemici a sud delle Baleari ( si trattava di un'abile esca dell'Amm Sommerville ), Supermarina si convinse che l'obbiettivo ( l'idea che l'obbiettivo fosse invece il golfo di Genova era stata presa in considerazione, ma scartata quando si ebbero i rapporti dei ricognitori che confermarono di aver avvistato aerei nemici ) era effettivamente la Sardegna e ordinò quindi a Iachino ( comandante in capo ) e a Sassonetti ( comandante della III di riunirsi a nord dell'Asinara riunione che avvenne circa alle ore del 9 febbraio: la Forza H era da tutta altra parte ( 2 )



    Il bombardamento

    Alle 05:00 del 9 febbraio la portaerei Ark Royal, con la scorta di 4 Ct, si stacco dalla Forza H e in punto situato a 70 miglia da Livorno e altrettante da La Spezia fece decollare, poco dopo le 06:00, 14 Swordfish armati con 4 bombe da 250 libre e 16 artifizi incendiari oltre al altri 4 aerei con le mine magnetiche destinate a La Spezia. L'attacco sulle raffinerie di Livorno non provocarono particolari danni e un' aereo venne abbattuto; i velivoli posamine lanciarono le mine in un punto sbagliato del porto, ma d'altronde questo fatto non ebbe importanza poiché la flotta italiana era già in mare.
    Alle 08:14 le navi inglesi, protette da una foschia che non permise l'avvistamento, aprirono il fuoco: i primi obbiettivi furono i Cantieri Ansaldo e sulle fabbriche che si trovavano sui due lati del torrente Polcevera, numerosi incendi e relativo fumo costrinsero gli inglesi a spostare il tiro sul bacino commerciale, altri colpi raggiunsero poi la centrale elettrica e sui bacini di carenaggio infine fu colpita la cisterna Sant'Andrea che stava entrando in porto. Alle 08:45 fu dato l'ordine di cessare il fuoco, l'aereo per l'osservazione del tiro segnalò: "magnifico!".
    In totale la Renown sparò 125 proietti da 381 e 400 da 114, la Malaya 148 colpi da 381, lo Sheffield 782 colpi da 152.
    I proiettili inglesi caddero in acqua con una proporzione del 50%, dei 55 piroscafi che erano nel porto ne furono colpiti da schegge 29, quindi con danni trascurabili, mentre subirono colpi diretti: il piroscafo Salpi ricevette due colpi di cui uno da 381; il piroscafo Garibaldi, che si trovava in bacino di carenaggio, riportò tre squarci nella parte prodiera della carena per effetto di un colpo esploso all'interno del bacino; la nave scuola marinaretti Garaventa che affondò. Danni, non particolarmente gravi, li subirono gli impianti industriali colpiti, mentre, come era prevedibile, alcuni colpi colpirono fabbricati civili. Le due navi militari in quel momento in porto per riparazioni ( la Nb Duilio e il Ct Bersagliere ) non furono colpite. I morti fra i civili furono 144, i feriti 272.
    La difesa del fronte a mare di Genova al momento dell'attacco era costituita da quattro elementi:
  • il pontone G.M. 194 armato con due pezzi da 381 mm, che sparò soli 3 colpi per un'avaria all'impianto elettrico dei pezzi.
  • il pontone G.M. 269 armato con due pezzi da 190 mm, che sparò 10 colpi.
  • la batteria Mameli armata con quattro pezzi da 152 mm, che sparò 14 colpi.
  • il treno armato N. 5 di Voltri con quattro pezzi da 152mm, che sparò 23 colpi.
    Il tiro fu disturbato inizialmente dalla foschia mattutina, successivamente gli incendi e il relativo fumo peggiorarono ancora la situazione per cui nessun colpo cadde nelle vicinanze della Forza H.

    Il mancato scontro

    La posizione delle navi italiane era molto vantaggiosa sia per contrastare incursioni contro la Sardegna sia per tagliare la strada ad una forza navale che avesse attaccato l'alto Tirreno, si può quindi affermare che la scelta di Supermarina, non sapendo dove fosse diretta la formazione inglese, fu giusta e si trovava ora in vantaggio: l'Amm Sommerville ignorava che una forza navale superiore a quella che lui comandava era in mare; purtroppo però non vi fu lo sperato scontro per una serie di errori e inadempienze incredibili, per quella che rimane a mio avviso una delle pagine più tristi di tutta la guerra.

    Regia Marina Royal Navy
    3 Nb con 9 cannoni da 381 e 20 cannoni da 320 mm 2 Nb con 14 cannoni da 381 mm

    1 Np
    3 Ip con 24 cannoni da 203 mm

    1 Il con 12 cannoni da 152
    10 Ct 10 Ct


    I primi segnali di quello che stava accadendo a Genova arrivarono a Supermarina tra le 08:25 e le 08:45 da alcune messaggi frammentari, per cui solo dopo aver avuto la conferma dall'Amm dell'Alto Tirrenico fu compilato un messaggio per la squadra navale ("Ore 08:00 navi nemiche bombardano Genova. Dirigere per nord") e subito cifrato alle 09:00, fu inviato alle 09:13, fu ricevuto dalla Vittorio Veneto alle 09:37 e consegnato all'Amm Iachino alle 09:50. Il ritardo di circa un'ora dall'avvenuta conferma della comunicazione era il ritardo medio per scrivere, cifrare, inviare, ricevere, decifrare un messaggio, ritardo che seppure sarebbe stato possibile eliminare mandando in chiaro il messaggio ( ma che d'altra parte avrebbe rivelato all'Amm Sommerville la presenza della nostra squadra ), non risultò determinante poiché la flotta italiana aveva ancora intatte le sue possibilità di raggiungere il nemico. Iachino appena ricevuto il messaggio fece rotta per nord con gli incrociatori della III Div che precedevano di circa 10.000 le corazzate. Alle 10:55 La Forza H, riunitasi con l'Ark Royal e i Ct di scorta, fece rotta SW: le rotte delle due formazioni navali erano ora praticamente coincidenti e le distanze diminuirono rapidamente. ( 3 )

    Privo di nuove informazioni, il comando di Supermarina era così oberato di messaggi contrastanti che non riusciva a capire quali fossero i messaggi giusti e quali quelli errati, l'Amm Iachino decise di lanciare l'unico ricognitore disponibile, quello del Trento, alle 12:35 nella convinzione che lo scontro fosse ormai vicino. Di aerei ne era rimasto uno solo dopo che i due apparecchi del Trieste e del Bolzano erano stati lanciati la mattina, quando ancora Iachino era convinto che la Forza H avrebbe attaccato la Sardegna, mentre i due del Vittorio Veneto non poterono partire per un'avaria alla catapulta ( fu veramente un fatto sfortunato, perché se i tre aerei fossero stati lanciati insieme con direttrice esplorante N-NW avrebbero quasi certamente individuato la Forza H. Privo di notizie Iachino decise di virare per 330° alle 12:44: era un'intuizione veramente giusta poiché se avesse continuato su quella rotta avrebbe incontrato gli inglesi verso le due del pomeriggio.

    Ma alle 13:00 ricevette un messaggio di Supermarina che l'informava della scoperta di una squadra navale che si ritirava con rotta WSW, e quindi accostò per 030° e forzò l'andatura. Il messaggio di Supermarina era invece completamente sbagliato, infatti i ricognitori della Regia Aeronautica aveva individuato un convoglio francese diretto in Africa e lo avevano scambiato per la flotta inglese ( più tardi fu addirittura attaccato da alcuni bombardieri ).

    Alle 15:38 il Trieste da l'allarme: la flotta italiana si prepara al combattimento, le munizioni salgono nelle torri, gli uomini informati di quello che avevano fatto gli inglesi vogliono assolutamente punirli severamente, l'Amm Iachino alla sua prima uscita in mare come comandante della flotta è deciso ad attaccare a fondo e a lanciare i suoi Ip contro la portaerei coprendoli con le corazzate, i telemetri misurano una distanza di 32.000 metri, ancora qualche minuto e inizierà il fuoco........ ma alle 15:48 arriva un nuovo messaggio del Trieste: si tratta di 5 o 6 navi mercantili francesi che fanno rotta verso l'Africa!

    Iachino si morde la mani: capisce che la sua intuizione, quella che il nemico si sarebbe ritirato verso ponente, era esatta e che il messaggio di Supermarina era esatto, e alle 15:50 fece rotta per ovest e portò la velocità a 30 nodi; non voleva che il nemico gli sfuggisse. In realtà era troppo tardi, alle 14:00 la distanza era di soli 45 Km, ora a Forza H si stava allontanando; Iachino lasciato privo di informazioni alle 18:00 fece rotta per nord: aveva capito che la flotta inglese gli era sfuggita! ( 4 )

    Considerazioni

    Appena si ebbe la conferma che una squadra navale nemica aveva bombardato Genova la I squadra aerea, a cui competeva quel settore, fece alzare decine di ricognitori e bombardieri ( senza però un'idea di dove cercare la formazione nemica ) per scoprire e attaccare un nemico così audace.
    Di questa massa di velivoli solo tre avvistarono la Forza H: il primo fu un ricognitore che però fu abbattuto subito dai caccia di scorta prima di poter lanciare il segnale di scoperta; due Br 20 scoprirono e attaccarono alle 12:20 la Forza H, le bombe non andarono a segno ma ciò non aveva importanza, la flotta nemica era stata scoperta! I due piloti non comunicarono subito l'avvenuto attacco, rientrarono tranquillamente alla loro base piementose e stesero un normalissimo rapporto, che arrivò a Supermarina alle 15:30!
    La Forza H si era permessa di bombardare Genova e riuscì a tornare a Gibilterra con la sola perdita di un vecchio biplano; questa volta però non possiamo dare la colpa all'atteggiamento di Supermarina che anzi mostrò molto acume a fare riunire le forze in un punto molto favorevole e che cercò sempre di raggiungere il nemico, ne all'Amm Iachino che, grazie ad una sua lodevole intuizione, se non avesse ricevuto quel messaggio sbagliato avrebbe incontrato le forze nemiche ma alla ricognizione che fu veramente pessima e mal coordinata.

    Il prestigio della Regia Marina calò in tutto il paese, Franco entrò in una città sconvolta dalle esplosioni e dai morti.