Operazione
Halberd


Littorio segue il V. Veneto: un'altro viaggio a vuoto


Genesi

Nella seconda metà di settembre in preparazione alla offensiva inglese in Egitto prevista per i primi di novembre ( offensiva "Crusader" ) venne deciso di inviare, via Gibilterra, un grosso convoglio diretto a Malta. Questa nuova operazione di rifornimento, in codice Halberd, ebbe inizio il 24 settembre quando 9 navi da trasporto veloci ( 15 nodi ) attraversarono lo stretto di Gibilterra. Per scortare questo importante convoglio gli inglesi impiegarono oltre alla Forza H anche navi che abitualmente facevano parte della Home Fleet, in totale: tre Nb ( Nelson, Rodney, Prince of Wales ), la portaerei Ark Royal, cinque incrociatori e diciotto Ct.
Come al solito gli inglesi misero in atto diverse misure d'inganno: la Mediterranean Fleet uscì in mare per distrarre l'attenzione verso levante, il convoglio procedette nel primo giorno in piccole formazioni, furono impiegate due onde radio differenti dall'Ark Royal per dare l'impressione che le portaerei nel Mediterraneo Occidentale erano due; inoltre nove sommergibili furono inviati lungo le probabili rotte della flotta italiana.

Le mosse italiane

Supermarina ebbe quasi subito notizia dell'uscita in mare della Forza H, ma poiché l'informatore italiano a Gibilterra non aveva visto i mercantili che erano transitati la notte precedente, non capì subito i veri intenti del nemico e nel timore di una nuova incursione sul suolo italiano mise in allarme la Regia Aeronautica, dispose sette sommergibili a SW della Sardegna e cinque nel Mar Ligure, inviò l'VII Div ( Duca degli Abruzzi, Attendolo e tre Ct ) a Cagliari.
Gli avvistamenti aerei e le decritazioni radio del 26 settembre sembrarono confermare questa ipotesi poiché venne stabilito che una imprecisata forza nemica, sicuramente composta da una corazzata e due portaerei ( il truccheto inglese aveva funzionato ) e altre navi minori, si stesse dirigendo verso la Sardegna.
Per questo motivo nella notte tra il 26 e il 27 partirono da Napoli la Littorio e la Vittorio Veneto con 7 Ct, da Messina gli incrociatori pesanti Trento, Trieste, Gorizia e 4 Ct. L'ordine ricevuto da Iachino, imbarcato sulla Littorio, era di trovarsi a mezzogiorno del 27 a nord dell'Asinara, tra la Corsica e la Sardegna, dove si sarebbe ricongiunto con l'VIII Div; avrebbe poi impegnato il combattimento solo in condizioni di netta superiorità.
Un successivo apprezzamento della situazione fece decidere di collocare il punto di ritrovo a levante di Capo Carbonara, all'estremità SE della Sardegna. Questa fu una decisione molto azzeccata: la flotta di Iachino era in ottima posizione sia per parare un attacco contro la Sardegna sia per contrastare il passaggio di un convoglio diretto a Malta ( che però non era ancora mai stato avvistato ). Alle 12.31 l'ammiraglio Iachino riceve da Supermarina il seguente messaggio: “ Una forza navale nemica composta da una corazzata, una portaerei, due incrociatori e cinque caccia, si troverà probabilmente a mezzogiorno vicino a La Galite e sarà attaccata da nostre forze aeree. Da quel momento le è data libertà d'azione”. Il messaggio era pericolosamente errato perché si ignorava che le corazzate fossero tre, mentre ancora non era stato avvistato il convoglio, vero motivo di questa uscita in forze del nemico.
Subito dopo aver ricevuto questo messaggio Iachino ordinò a tutta la squadra di fare rotta per SSE e di portare la velocità a 22 nodi; mezz'ora dopo per essere sicuro di tagliare la rotta al nemico mise la prua a sud e fece portare la velocità a 24 nodi. Poiché si pensava di essere nella vicinanze del nemico alle 13.30 venne fatto alzare un ricognitore del Vittorio Veneto, subito seguito da quello del Trento, alle 14.00 venne ordinato di lanciare anche il ricognitore del Duca degli Abruzzi. A partire dalle 14.10 le navi italiane furono sempre sorvegliate dai ricognitori provenienti da Malta; la visibilità nel settore degli incrociatori pesanti, cioè in quello dove si prevedeva di scoprire il nemico, era divenuta critica e cosi venne ordinato a tutta la flotta di mettersi ai posti di combattimento.

Niente Battaglia

La squadra britannica dopo aver navigato in piccole formazioni per tutta la mattinata si concentrò verso mezzogiorno nelle vicinanze del convoglio, quando il gruppo composto dalla Nelson e dall'Ark Royal fu scoperto dai ricognitori italiani. Per le cattive condizioni di visibilità non vennero impiegati dalla Regia Aeronautica i bombardieri convenzionali e in picchiata ma decollarono da Elmas venticinque aerosiluranti e 20 caccia, questi aerei avvistarono la formazione nemica alle 13.04. L'attacco degli aerosiluranti fu condotto con grande decisione, nonostante la dura reazione dei Fulmar imbarcati e delle armi contraeree della nave: l'S 79 del maggiore pilota Arduino Buri riuscì, prima di venir abbattuto, a colpire con il suo siluro la prua della Nb Nelson che imbarcò 3.500 tonnellate d'acqua, la nave dovette ridurre la propria velocità a 15 nodi. In questo attacco 7 aerosiluranti e un Cr 42 vennero abbattuti, gli inglesi persero tre fulmar.
L'amm Sommerville, che era stato informato che aerei di base a Malta avevano scoperto la squadra italiana a circa 70 miglia a NE del convoglio, ordinò che la Rodney, la Prince of Walles con gli incrociatori Edinburgh, Scheffield e sei caccia si dirigessero verso il nemico, mentre l'Ark Royal scortata da due incrociatori e due caccia avrebbe manovrato, mantenendosi nelle vicinanze del convoglio, per lanciare i suoi aerosiluranti contro le navi italiane.

Alle 15.30 l'idrovolante del Trento segnalò di aver scoperto due corazzate, due incrociatori, una portaerei dieci navi da carico ed un grosso numero di caccia che navigavano verso levante ad una velocità di circa 16 nodi; per la prima volta si parlava di navi mercantili. Iachino molto confuso dai continui e discordanti messaggi ritenne di avere a che fare con due diverse formazione britanniche: una composta da 1 Nb, una portaerei e navi minori di appoggio al convoglio e un'altra composta da 2 Nb, una portaerei e navi minori di scorta al convoglio. Proprio durante questi momenti di riflessione del comandante in capo della flotta, suonò l'allarme antiaereo: il Ct fuciliere aveva individuato tre aerosiluranti nemici e ne era riuscito ad abbattere uno, gli altri due si erano ritirati. In realtà si trattava di tre poveri Cr 42 di scorta che dopo mille peripezie erano finalmente riusciti a trovare la flotta, ma vista l'accoglienza i due superstiti si ritirarono subito!
Iachino in conformità agli ordini ricevuti oltre al fatto che la visibilità verso SW, da dove cioè sarebbero giunti gli inglesi, decise di ritirarsi e ordino verso le 15.50 di invertire la rotta. In realtà, non informato dell'avvenuto danneggiamento del Nelson e mal informato sul numero di portarei, la superiotà nemica non c'era:

Regia Marina Royal Navy
2 Nb con 18 cannoni da 381 mm 2 Nb con 9 cannoni da 406 e 10 cannoni da 356 mm

1 Np con 54 aerei
3 Ip con 24 cannoni da 203 mm
2 Il con 18 cannoni da 152 mm 4 Il con 44 cannoni da 152
14 Ct 8 Ct


Sulla via del ritorno le navi italiane non furono molestate da attacchi aerei nemici che non riuscirono a trovare il nemico per il peggioramento della situazione metereologica; alle 17.00 l'ammiraglio Sommerville ordinò a le navi dirette contro la flotta italiana di riunirsi al convoglio. Alle 18.15 il convoglio prosegui il suo cammino scortato dai 5 incrociatori e da 9 Ct, mentre le 3 Nb, la portaerei e i rimaneti Ct fecero rotta per Gibilterra. Dopo il crepuscolo il convoglio fu attaccato da aerei italiani, che mancarono di poco due incrociatori, e da alcuni mas: uno di questi riuscì ad colpire il piroscafo Imperial Star, di 17.000 t, che in seguito ai danni riportati venne affondato dalle navi di scorta. La mattina del giorno dopo, 28 settembre, Malta ricevette oltre 50.000 tonnelate di rifornimenti, sufficienti per molti mesi di attività offensiva contro i convogli italiani diretti in Libia.

Conclusioni

Ancora una volta una nostra formazione navale si era ritirata ancor prima di avvistare il nemico: Iachino si era comportato come Campioni a Capo Telauda, dove proprio le critiche di Iachino furono uno dei motivi di sostituzione di Campioni. Anche questa volta al rientro delle navi in porto si scatenarono vivaci proteste ma Iachino, come aveva fatto dopo Matapan, riuscì a salvare il proprio posto. A mio avviso ancora una volta venne dimostrato come gli inglesi ritiravano le loro navi maggiori ben prima del Canale di Sicilia, dopo il convoglio era molto più vulnerabile: quando si capì che si doveva concentrare gli attacci da quel momento in poi era ormai troppo tardi.