L'impreparazione
dell'Italia il 10 giugno 1940
Il paese e le sue forze armate non era pronte ad una guerra, anche perché dopo le varie campagne di Etiopia, Albania e Spagna le risorse economiche e materiali erano praticamente esaurite. Nel 1940 se di una cosa aveva bisogno l'Italia allora questa era sicuramente la pace. Le riserve di materiali strategiche erano praticamente inesistenti e il blocco navale britannico poneva seri limiti alla loro importazione, per disporre di valuta pregiata si era costretti a vendere materiale bellico di notevole efficienza: nei primi mesi del 1940, quando ormai l'entrata in guerra era decisa si vendettero all'estero decine di moderni caccia G 50 e biplani Cr 42, bombardieri Br 20 e le torpediniere Spica e Astore, mentre nei nostri cantieri navali si costruivano incrociatori e sommergibili per varie nazioni ma non per la nostra marina!!!
Quando Mussolini informò i capi di stato maggiore delle tre forze armate che intendeva entrare in guerra al più presto possibile, questi caddero dalle nuvole: da accordi presi precedentemente con l'alleato tedesco si era fissato il 1942 come primo anno in cui i due paesi potessero combattere una guerra di carattere mondiale. Purtroppo già nel 1939, con tre anni di anticipo sul programma di riarmo, la Germania entrò in guerra e con i suoi primi strabilianti successi convinse il duce che la guerra sarebbe stata vinta in poche settimane. A Mussolini non interessò mai, nei mesi precedenti alla dichiarazione di guerra italiana, lo stato in cui versavano le sue FF.AA. anzi le considerava come una continua fonte di problemi. Si doveva entrare in guerra al più presto possibile per poter partecipare alla vittoria finale, che era ormai imminente: la Francia era in ginocchio e l'Inghilterra sotto le bombe dell'invincibile Luftwaffe.
Così tutte e tre le forze armate entrarono in guerra più o meno impreparate a quello che dovettero affrontare in 39 mesi di guerra:
L'Esercito era sicuramente la forza armata che era meno preparata alla guerra. Disponeva di 73 divisioni, ma solo per la difesa dei territori nazionali e dell'impero ne sarebbero occorse più di 50. All'entrata in guerra il Regio Esercito mancava di tutto dai cannoni anti carro, ai carri armati ( erano in servizio solo carri da 3t e 12 t chiamati dagli equipaggi " scatole di sardine") i fucili erano gli stessi con cui si era combattuto la I G.M. e erano del tutto assenti armi a ripetizione portatili, perfino la famosa frase di Mussolini sugli otto milioni di baionette era falsa in Italia c'e n'erano circa un milione e mezzo. Ma la cosa più grave fu il fatto che era in corso in quei mesi una completa riforma di tutto l'ordinamento dell'esercito ( ordinamento Pariani ), ideato nel 1938 dal capo di stato maggiore Pariani e applicato l'anno dopo fece ridurre da tre a due i reggimenti di fanteria presenti in una divisione, cosa che fece aumentare di colpo la consistenza dell'esercito aumentano di 20 il numero delle divisioni, ma che aggravò ulteriormente la già gravissima scarsità di mezzi di trasporto, armi c.a. e c.c. di cui ogni divisione aveva bisogno.
Ma nonostante tutto la situazione poteva dirsi grave ma non disperata, fu la condotta dell'Italia sempre pessimista sulle sue pur limitate possibilità e dalle carenze dell'organizzazione logistica e amministrativa a rendere insostenibile questa situazione, basti pensare che dopo l'otto settembre i tedeschi catturarono più di un milione di fucili, decine di migliaia di veicoli, cannoni e mitragliatrici in gran quantità!
L'Aviazione era stata creata nel 1923 e era stata negli anni prima in continua ricerca di Record che la fecero considerare una fra le più forti forze aeree del mondo. Purtroppo ciò non corrispondeva del tutto alla realtà: i record furono ottenuti con aerei e motori sperimentali che non furono mai prodotti in serie, all'entrata in guerra la caccia era ancora basata su biplani che, nonostante fossero di recente costruzione, erano superati dai moderni e veloci monoplani. Il bombardamento era affidato principalmente ai SM 79 che si rivelarono molto versatili, ma potevano portare un carico bellico scarso e inoltre bombe di piccole dimensioni (100 e 250 kg), che si rivelarono inutili contro bersagli "duri" quali fortificazioni e navi da battaglia; per ovviare a questo fatto fu deciso di lanciare da alte quote che, se migliorò il potere penetrante delle bombe, rese praticamente nulla la percentuale di bombe sul bersaglio data la mancanza, sui nostri bombardieri, di moderni congegni per la mira. Il problema più grave della nostra R. A. fu totale mancanza di cooperazione che essa prevedeva di dare alle altre forze armate e che invece fu costretta a dare durante la guerra: seguendo il pensiero di Douhet si ipotizzava una vittoria raggiunta dalla sola aeronautica con enormi flotte di bombardieri pesanti (che non esistevano) che avrebbero spianato le grandi città nemiche. Nonostante tutto fu la forza armata che in proporzione a quello che aveva combatte meglio.
La Marina era indubbiamente la più preparata alla guerra delle tre forze armate, ma anche essa entrò in guerra con molte deficienze e mancanze. Era sicuramente la FF.AA. più temuta dal nemico; durante una grandissima parata nel 1938 aveva stupito il mondo intero facendo emergere, davanti al golfo di Napoli, tutta la sua flotta subacquea ad un tempo. Le navi, che come bastimenti si rivelarono ottimi, erano stati costruiti più come arma di propaganda che pensando alla loro effettiva utilità: fu una continua corsa a ribattere, nave su nave, quello che facevano i francesi. Furono costruite o ammodernate otto navi da battaglia, tra cui le 4 Veneto che nel 1940 erano le più potenti Nb del mondo, ma nessuna portaerei perché, come disse Mussolini "l'Italia stessa è un'immensa portaerei che domina il Mediterraneo". Ciò sarebbe stato vero se la R.A. non pensasse alla sua guerra e non ad una guerra comune. Oltre tutto la Regia Marina soffriva di alcune deficienze tecniche, che misero in stato di inferiorità le nostre navi. Probabilmente quello che mise in pessime condizioni fu la totale mancanza di idee che i "grandi capi" avevano su come condurre la guerra poiché questa sarebbe stata vinta dagli alleati tedeschi tra poche settimane! Questo fatto colpì molto di più la marina che le altre forze armate e quando ci si rese conto che la previsioni di una guerra già vinta si rivelarono infondate era ormai troppo tardi per porvi un rimedio. Da notare come l'entrata in guerra causò la perdita di 212 navi mercantili, alcune cariche di materiali strategici che scarseggiavano in Italia, che si trovavano fuori dal Mediterraneo, questa perdita si rivelò gravissima quando ci si rese conto della necessità di rifornire continuamente la Libia; si sarebbe potuto evitare questa sciagura avvertendo prima le nostre navi all'estero attendendo che queste rientrassero in Italia.
Ma sicuramente le peggiori deficienze che l'Italia aveva nei confronti degli stati che presero parte alla Seconda Guerra mondiale non furono quelle relative allo stato delle FF.AA., che come abbiamo visto erano numerose e gravi, ma quelle relative alla situazione di arretratezza industriale ed economica. Il potenziale industriale e le risorse materiali di cui l'Italia disponeva nel 1940 non erano nemmeno paragonabili a quelle necessarie ad alimentare lo sforzo di una nazione in guerra. L'Italia, infatti si trovava in uno stato di guerra ininterrotto dal 1935: Campagna di Etiopia, guerra di Spagna, occupazione dell'Albania avevano consumato quelle poche risorse economiche di cui disponeva il paese.