Incrociatori antiaerei
classe
Etna




Nel 1938 la Marina siamese aveva ordinato ai cantieri CRDA di Trieste due piccoli incrociatori di 4300 t con le seguenti caratteristiche di armamento: 6 cannoni da 152/50 mm, 6 cannoni da 76 mm, 6 mitragliere da 13,2 mm, 6 tubi lanciasiluri da 533 mm, 1 catapulta per due aerei; la velocità prevista era di trenta nodi, mentre il dislocamento effettivo sarebbe stato superiore alle 5000 t. Queste due unità, a cui erano stati assegnati i nomi di Naresuan e Taksin, furono impostate nell'agosto settembre 1938 e rispettivamente varati nell'agosto e maggio del 1941. Dopo lo scoppio della guerra infatti i lavori erano proseguiti sotto controllo siamese fino a quando nel dicembre del 1941 i due scafi vennero requisiti dalla Regia Marina, nella speranza di poter rimpinguare la sua sempre più risicata flotta d'incrociatori, e iscritti nel Quadro del Naviglio Militare con i nomi di Etna ( ex Taksin ) e Vesuvio ( ex Naresuan ). L'ordine e i progetti per il proseguimento dei lavori fu però assegnato ai cantieri soltanto il 6 agosto del 1942, Il ritardo di otto mesi dalla data di requisizione a quella di inizio dei nuovi lavori si spiega con il gran numero di modifiche che fu apportato al progetto originario: in pratica di originale rimanevano le sole forme dello scafo ( forzatamente essendo le due navi già varate ).

La protezione originaria venne aumentata, specialmente quella orizzontale ( dello stesso spessore dei Duca d'Aosta ) proprio in virtù al ruolo antiaereo delle navi. L'apparato motore fu radicalmente cambiato e sarebbe stato costituito da 3 caldaie che trasmettevano la potenza di circa 40.000 cv alle due eliche mediante due turboriduttori tipo Partison, l'unico fumaiolo sarebbe stato molto inclinato e dotato di grande cappa per liberare il ponte di comando dai fumi della combustione. L'aspetto di queste due unità era caratterizzato dall'ampio spazio libero nei settori estremi, con l'armamento e le sovrastrutture raccolte a centro nave. A poppavia del fumaiolo si trovava una tuga superiore destinato al personale trasportato mentre ai due estremi della nave erano collocati ampi boccaporti con gru smontabili per il carico per i materiali, questi locali avrebbero avuto una capienza complessiva di 450 mc.
Per l'armamento principale si decise di riutilizzare alcune delle torri binate da 135/45 costruite per i quattro incrociatori capitani romani annullati dotando ogni nave di tre torri: una a prua e due a poppa. Questi cannoni, fra i migliori per il tiro contro bersagli navali, non avevano però possibilità di essere usati contro aerei se non in un tiro di sbarramento ( limitazione non indifferente su unità appositamente costruite per contrastare gli aerei nemici ). L'armamento antiaereo sarebbe stato incentrato su dieci nuovissimi cannoni da 65/64 mm semi-automatici sistemati in altrettanti impianti singoli; queste armi non vennero mai messe a punto per la loro complessità e furono definitivamente abbandonate nel luglio del 1943. A completare l'armamento vi erano dieci postazioni binate di mitragliere da 20/65.

La costruzione di queste due unità procedette molto a rilento: innanzi tutto a causa della rielaborazione dei piani e dell'adattamento dello scafo alle nuove sistemazioni, in seguito per le difficoltà all'approvvigionamento dei materiali e ai problemi che i nuovi cannoni da 65 mm stavano incontrando nella fase sperimentale. La perdita della Libia rendeva meno necessarie queste due navi e quindi i lavori vennero ulteriormente rallentati e praticamente abbandonati nel luglio del 1943 quando le due navi erano all'incirca al 60% del loro completamento.



Caratteristiche:

Lunghezza: 153,8 m
Larghezza: 14,5 m
Immersione: 5.95 m
Dislocamento: 7000 circa
Potenza: 40.000 cv
Velocità: 28 nodi
Armamento 6 cannoni da 135/45 mm ( in 3 torri binate)
10 cannoni da 65/64 mm
20 mitragliere da 20/65 mm
Protezione verticale: 60 mm
Protezione orizzontale: 35 mm
Equipaggio: circa 600