La Resa
La flotta durante i primi giorni dell'armistizio

Gli scafi dei due incrociatori antiaerei Etna e Vesuvio abbandonati dopo l'armistizio


Le polemiche su quella resa del 9 settembre furono e lo sono ancora asprissime, ma a parere strettamente personale non giustificate:
che cosa doveva fare la marina in quel giorno se non obbedire, poteva forse autoaffondare le proprie navi per salvare l'onore e scatenare così l'annullamento dell'armistizio dichiarato il giorno prima con il risultato di avere tutti contro ( tedeschi e alleati )? No certamente no, il grandissimo sacrificio che tutti i marinai fecero consegnando le proprie navi al nemico fu giusto, anche se non pienamente riconosciuto dagli alleati che trattarono malissimo la marina nel trattato di pace.
La giusta polemica a mio avviso doveva essere incentrata su come fosse stato possibile presentarsi all'armistizio, dopo 39 mesi di durissima guerra, con la flotta praticamente intatta nelle sue componenti fondamentali: perché quelli navi non furono perdute in tentavi di vincere la guerra quando veramente era possibile? Pensando a come si comportò Supermarina durante l'operazione Hast, la prima battaglia delle sirte, la battaglia di mezz'agosto e in varie altre occasioni non si può che disapprovare.


9 Settembre 1943

Il primo giorno di armistizio: gli inglesi occupano Taranto mentre gli americani con l'Operazione Avalanche sbarcano a Salerno; 55.000 uomini delle truppe anglo-americane sbarcano nel Golfo di Salerno, coperti da una forza navale che dispone complessivamente di 4 corazzate, 7 portaerei, 11 incrociatori e alcune decine di caccia, oltre ad unità di scorta e minori. La resistenza tedesca è tenace ma, per la fine del mese, gli alleati saranno alle porte di Napoli.

La Forza Navale da battaglia agli ordini dell'Amm Bergamini avrebbe dovuto secondo gli ordini salpare da La Spezia al tramonto del giorno 8 per dirigere a tutta forza verso le coste dell'Africa nel tentativo di uscire dal raggio di azione della Luftwaffe; avvenne invece che la Squadra non poté salpare prima delle 03:00 del giorno 9. Per una serie di errori e bugie Bergamini è indotto a pensare di dover dirigere a La Maddalena per proteggere la famiglia reale da possibili ripercussioni tedesche; proprio per scortare la famiglia reale era stato ordinato da de Courten ai Ct Vivaldi e Da Noli di trovarsi nel porto di Civitavecchia, pronti a trasportare il governo e il re nella fortezza dell'isola della Maddalena.
Così alle 06:30 i due gruppi provenienti da La Spezia e Genova si riunirono e alla bassa velocità di 22 nodi, le incertezze erano così tante nella testa di Bergamini che decise prendere tempo navigando a bassa velocità per essere sicuri di quello che stava accadendo, fecero rotta per la Maddalena rasentando la costa occidentale della Corsica. La squadra navale era composta da 3 Nb (Roma, Vittorio Veneto, Italia) da 6 incrociatori ( Eugenio di Savoia, Duca d'Aosta, Montecuccoli, Duca degli Abruzzi, Garibaldi, Attilio Regolo ), 8 Ct ( Mitragliere, Fuciliere, Carabiniere, Velite, Legionario, Oriani, Artigliere, Grecale ) e dalla Tp Libra. Alle 12:30 viene consegnato a Bergamini un messaggio che cambia totalmente gli ordini da lui prima ricevuti: tutte le navi salpate dall'Alto tirreno doveva fare rotta per Bona; non si può sapere come reagì l'Amm alla lettura di tale ordine ma le sue navi non cambiarono la rotta se non dopo un secondo messaggio, ricevuto alle 14:24, che l'avvertiva dell'avvenuta occupazione della Maddalena da parte di soldati dell'esercito tedesco. Nel frattempo i due Ct schierati a Civitavecchia non furono avvertiti che il Re si sarebbe diretto verso l'Adriatico e attesero invano; salparono poi quando arrivarono i tedeschi, ma prive di ordini e informazioni diressero verso un porto della Corsica: il Vivaldi centrò una mina e il da Noli venne affondato dalle batterie tedesche di Bastia.

Alle 15:37 sulle navi italiane si cominciano a vedere alcuni aerei tedeschi e subito dopo sulle navi italiane cominciano a cadere le prime bombe dell'ex-alleato. Il primo attacco condotto con pochi aerei andò a vuoto, ma la Luftwaffe aveva serbato una sorpresa per le nostre navi: proprio contro le navi italiane avvenne l'esordio operativo delle nuovissime bombe-razzo radiocomandate. Alle 15:50 una seconda ondata di aerei tedeschi inizia l'attacco: una bomba-razzo esplode ad un metro dalla murata di dritta della Roma che riporta gravi danni, come se avesse urtato una grossa mina; la velocità della nave scende a 16 nodi, il danno seppur grave non è letale e l'equipaggio si affanna nel tentativo di limitare i danni quando una seconda bomba colpisce la nave subito dietro la seconda torre principale, l'effetto è catastrofico: i depositi di munizioni da 381 sotto la torre B esplodono scaraventando via l'intera torre e polverizzando il torrione, in men che non si dica la nave si spezza in due tronconi e affonda, portando con 1352 uomini su 1948 che formavano il suo equipaggio; l'Amm Bergamini, il comandante della nave e tutto lo stato maggiore morirà nell'esplosione. Un gruppo composto dall'Il Regolo e i Ct Mitragliere, Fuciliere, Carabiniere al comando del C.V. Marini, che avevano perso contatto con la formazione per soccorre i naufraghi non riuscì a più a ricongiungersi col grosso; dovendo rispettare il silenzio radio navigarono prima verso il Tirreno poi intercettato una parte di un messaggio che ordinava alle navi italiane di dirigersi a Bona, il capitano Marini decise di testa propria e non ritenendo attendibile tale messaggio fece rotta per le neutrali Baleari. In quelle isole giunsero anche le Tp Orsa, Pegaso, Impetuoso; dopo le 24 ore concesse dal governo spagnolo per ripartire i comandanti delle navi decisero, in mancanza di ordini chiari, di farsi internare ad eccezione delle Tp Pegaso e Impetuoso che furono autoaffondate.

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All'affondamento della Roma l'Amm Romeo Oliva, il più anziano di grado, assunse il comando a bordo dell'Eugenio di Savoia; il suo primo atto fu quello di informare Supermarina e di chiedere istruzioni. Intanto per tutto il pomeriggio continuarono gli attacchi aerei tedeschi, una bomba razzo centrò la prua dell'Italia che imbarco 800 t di acqua e fu costretta a ridurre la propria velocità. Alle 18:40 l'Amm Oliva ricevette l'ordine di dirigere su Bona. E' una sorpresa: anche lui ignorava la vera destinazione del viaggio che Bergamini aveva tenuto per se, ma in uno stato di totale confusione di quelle ore, i continui attacchi tedeschi e la drammatica sorte della nave ammiraglia avevano cancellato ogni riserva sulla validità di tale ordine: la flotta si sarebbe consegnata all' ex-nemico.
L'11 settembre 1943 la Forza navale da Battaglia, con la scorta di una formazione inglese guidata dalle corazzate Warspite e Valiant, entrava a Malta dove già era giunto il giorno prima la sessione di Taranto al comando dell'Amm Da Zara ( Nb Doria, Duilo; Il Cadorna, Scipione Africano, Pompeo Magno; Ct da Recco ) e dove giunsero in quei giorni numerose altre varie unità.


Navi consegnate agli alleati - Navi catturate o affondate dai tedeschi


Navi Consegnate Navi Catturate o affondate
Navi da Battaglia 5 2
Portaerei

Inc pesanti
2
Inc leggeri 8 2*
Cacciatorpediniere 11 11
Torpediniere 22 23
Sommergibili 28 30
* Si trattava dei due vecchi Taranto e Bari



Regia Marina 10 giugno 1940 - Marina Militare 12 febbraio 1948


Regia Marina Marina Militare
Navi da Battaglia 6 2*
Portaerei
Vietate dal Trattato di Pace
Inc pesanti 7
Inc leggeri 14 4*
Cacciatorpediniere 59 4
Torpediniere 69 16*
Sommergibili 117 Vietati dal Trattato di Pace
* Le due Nb Doria e Duilio, l'inc Cadorna e 4 Tp non vennero praticamente mai usate perchè troppo logorate dall'impeigo bellico.


 Giugno-Settembre 1943