La Marina all'entrata in guerra dell'Italia era l'unica forza armata del nostro paese che poteva dirsi, sia pure con varie deficienze tecniche e tattiche, pronta a affrontare una guerra di vaste proporzioni. Era infatti la quinta marina al mondo per numero di navi da guerra dopo quelle di Inghilterra, Stati Uniti, Giappone, Francia. Tuttavia la dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940 contro Francia e Inghilterra pose la nostra marina in una situazione poco invidiabile: doveva combattere contro due marine a lei superiori! Nonostante questo fu l'unica forza armata a cui, nella direttiva per il comportamento in guerra di esercito, aviazione, marina, fu ordinato da Mussolini di tenere un atteggiamento offensivo su tutto il Mediterraneo. A questo tipo di condotta della guerra la nostra marina non avrebbe potuto resistere, intuitivamente, a lungo e avrebbe dovuto poi passare ad un atteggiamento più prudente; di questo si fece partecipe l'Ammiraglio Cavagnari, che in una lettera persona a Mussolini, fece notare come mai nessun paese fosse entrato in guerra di sua spontanea volontà per mettersi sulla difensiva.
Effettivamente l'impreparazione ad una guerra, come quella a cui l'Italia andava in contro, era totale.
L'Italia entrava così in guerra il 10 giugno 1940 a fianco della Germania, con l'intenzione di combattere una guerra parallela che, nelle previsioni dei politici che guidavano il paese, sarebbe terminata, ovviamente con una vittoria dell'Asse, nel tempo massimo di non più di tre mesi.
L'idea di una guerra già vinta, solo grazie ai tedeschi, portò ad una conduzione della guerra assolutamente sbagliata e quando ci si accorse che le previsioni erano del tutto errate si tentò di correre ai ripari, ma per un paese arretrato e povero economicamente e materialmente come l'Italia ciò si rivelò impossibile.