Navi da Battaglia

Vittorio Veneto


Le navi da battaglia, che conobberò il loro momento di massima gloria nella prima guerra mondiale, erano ancora, allo scoppio della guerra, le Capital Ship. Nel corso della guerra però con il perfezionarsi dell'arma aerea questi colossi d'acciaio si rivelarono troppo vulnerabili e soprattutto nelle immensità del Pacifico furono le portaerei a risolvere le sorti delle battaglie navali. Alla fine della guerra tutte le Nb rimaste furono, con qualche rara eccezzione, demolite dopo pochi anni.

E' indubbio però che, nonostante il declino a cui sono andate incontro, le navi da battaglia rimangono le navi più affascinanti che abbiano mai, in tutti i tempi, solcato i mari, il loro declino è anche il declino del "romantico" cannone e della battaglia navale tradizionale.

L'Italia alla fine della grande guerra schierava 10 corazzate, mentre vi erano in costruzione le 4 super-dreadnought classe Caracciolo; queste navi, similari alle inglesi classi Warspite avrebbe permesso un notevole passo avanti nella dotazione della Regia Marina, ma le difficoltà economiche in cui versava l'Italia costrinsero la marina e rinunciarvi. Questa scelta si rivelò in seguito errata quando, dopo il periodo di "vacanza navale" ( 1919-1929 ), si passò alla corsa agli armamenti del periodo 1930-1939; in questi anni, infatti, per rispondere al continuo aumentare della tenzione internazionale e a quanto stava facendo la marina francese si decise di intraprendere nel 1933 la ricostruzione delle due Nb classe C. di Cavour. Questa ricostruzione che interessò tutte le parti delle navi si rivelò, per il numero delle modifiche che vi furono apportate, particorlarmente costosa senza che si riuscisse ad eliminare tutti i difetti di questi navi: se si fosse a suo tempo costruito le Nb classe Caracciolo si sarebbe avuto delle navi migliori ad un prezzo praticamente uguale.
Dobbiamo notare che tutte le principali nazioni scelsero la strada, più economica, di ammodernare le navi già in linea, ma quando il progresso dei cannoni e delle centrali di tiro mise in chiara evidenza la necessità di navi da battaglia più protette si iniziò a costruire nuove navi di linea.
Nel 1934 per il continuo aggravarsi della situazione internazionale e rendendosi conto che le due Cavuor non sarebbero state sufficienti furono ordinate due navi da battaglia moderne: le due classe Vittorio Veneto. Queste due unità, le più potenti mai costruite fino ad allora, e le prime a sorpassare il limite imposto dal trattato di Washington di 35.000 t di dislocamento, stupirono ed impaurirono tutte le altre marine.
Nel 1937 si decise di ammodernare, facendo tesoro dell'esperienza accumulate sulle similari Cavuor, anche le due Nb classe Caio Duilio; anche questa soluzione si rivelò infelice, poichè, sebbene superiori alle due Cavuor, queste due navi erano ormai superate .
Nel 1938, quando ormai la guerra era prossima, furono ordinate altre due Nb tipo Veneto, che comunque presentavano alcune migliorie rispetto alle prime due unità; solo la Roma fece in tempo ad entrare in servizio nel giugno 1942, ma si rivelò uno sforzo inutile in quanto ormai per mancanza di nafta e di copertura aerea la FF.NN da battaglia non poteva più intraprendere missioni operative.

Come si vede la Regia Marina in un clima di sempre maggior tensione internazionale dedicò gran parte delle sue risorse alla costruzione di Navi da Battaglia, mentre per vari motivi nessuna portaerei fu costruita o impostata in tempo di pace. Ciò si rivelò un grave errore: le navi da battaglia avevano fatto il proprio tempo ma ancora nessuno, soprattutto in Italia, se ne era reso conto.