Operazione BA

L'Amm Sansonetti, ideatore dell'operazione BA


La Regia Marina all'entrata in guerra dovette da subito concentrare le sue maggiori attenzioni sulla difesa del traffico destinato alla Libia, cosa che fece molto meglio di quanto si crede o si vuol fare credere, e in pratica non vi fu in tutto il 1940 una missione offensiva di nostre navi. Nell'estate del 1941 fu redatta un primo studio, denominato operazione BA, che prevedeva un'incursione di forze leggere per sorprendere unità da guerra inglesi che effettuavano la sorveglianza del traffico costiero tra le Baleari e Cartagena. Infatti dopo l'inizio dell'invasione tedesca in Russia i cacciatorpediniere di base a Gibilterra avevano intensificato le missioni di pattugliamento nelle acque spagnole alla ricerca di eventuali carichi di contrabbando nei confronti dei mercantili neutrali spagnoli, francesi, svizzeri e turchi. Bisogna far notare come per gli inglesi era carico di guerra di contrabbando qualsiasi cosa che era destinata all'Italia e alla Germania ( perfino i medicinali! ).
Lo studio delle abitudini operative del nemico e la tendenza inglese di agire con due sole sezioni di caccia senza l'appoggio di nessun incrociatore spinse i vertici operativi di Supermarina ( appena rinnovati: il 15 luglio 1941 l'Amm Campioni era stato sostituito dal giovane e stimato Amm Sansonetti ) a concepire subito un primo schema operativo.

Per ovviare al modesto raggio di azione dei caccia, circa 800 miglia a 20 nodi, l'Ufficio Piani decise di far concentrare la forza d'attacco a La Maddalena; la formazione italiana, composta da due incrociatori leggeri classe di Giussano e quattro Ct, sarebbe salpata alle ore 11 del giorno X, approfittando della scarsissima attività di ricognizione inglese in quella zona, per giungere così alle prime ore del giorno dopo nella zona compresa tra Cartagena e Minorca. L'operazione di rastrellamento vero e proprio sarebbe durata dalle ore otto alle 15, dopo di che le navi avrebbero incominciato la navigazione di rientro.
In tutto le navi avrebbero navigato per 44 ore percorrendo a 18 nodi 800 miglia circa, lasciando così a disposizione del comandante superiore in mare almeno un'ora di navigazione a tutta forza in caso di incontro con il nemico. Il consumo di nafta sarebbe stato di circa 1650 tonnellate a cui si doveva aggiungere quella bruciata per trasferire a La Maddalena la forza d'attacco e per ridislocarla a operazione finita nelle normali basi di assegnazione.

La IV div: inc Diaz, di Giussano, da Barbiano in navigazione a tutta forza


Appariva inoltre indispensabile raccogliere ulteriori informazioni circa le cadenze con cui gli inglesi effettuavano i pattugliamenti costieri per non bruciare inutilmente nafta in una missione a vuoto, che seppur politicamente utile non era al momento proponibile. Inoltre le missioni di esplorazione aerea doveva essere intensificata a partire dal giorno X-1 fino al giorno X+1. Intanto gli inglesi dal giugno del 1941 avevano cominciato periodicamente ad inviare formazioni navali composte da due portaerei e scortate da una Nb per il lancio verso Malta di aerei da caccia, tutto ciò rese ancora più pressante avere una certa sicurezza delle intenzioni del nemico prima di iniziare la missione. In un successivo studio si mise in considerazione come fosse più conveniente utilizzare due incrociatori più moderni in luogo dei veloci ma sprotetti di Giussano: infatti sin dal 1939 ci si era resi conto come queste unità non potessero reggere il confronto con gli incrociatori nemici e si era pensato di utilizzarli in ruoli secondari come il trasporto veloce, la posa di mine e missioni di caccia al traffico nemico senza la scorta di Ct, di cui erano più veloci.
Lo sviluppo di questa operazione si fermo però qui per svariati motivi: in primo luogo non era possibile sapere con certezza quando i Ct inglesi avrebbero intrapreso una missione di pattugliamento, in secondo luogo dal crescente utilizzo di tutti gli incrociatori leggeri in missioni di scorta al traffico con la Libia.