Battaglia di
Punta Stilo




Genesi


Prima dell'entrata in guerra non si era rifornito la Libia, come sembrava ovvio fare, ma si penso a questo problema solo a guerra dichiarata. Così già il 18 giugno il smg Zoea aveva trasportato 60 t di munizioni, il 19 giugno l'11° Sq Ct partiva dall'Italia con 36 cannoni da 47 mm e 20 da 20 mm e relativo munizionamento, oltre ai 300 uomini destinati a tali artiglierie, mentre il 25 il primo convoglio della guerra riusciva a raggiungere la destinazione senza alcun danno. Dopo la perdita del Ct Espero, fu deciso di scortare i prossimi convogli con importanti aliquote della FF.NN. da battaglia, per evitare altre spiacevoli perdite. Fu organizzato un nuovo convoglio composto da 5 piroscafi ( Esperia, Calitea, Pisani, Foscarini, Barbaro) diretto a Bengasi, trasportanti in totale 2190 uomini, 232 automezzi, 10445 tonnellate di materiali e 5720 tonnellate di carburanti e lubrificanti vari.
Avuto notizia che anche la flotta inglese era in mare Supermarina decise di far partecipare all'operazione di scorta tutta la flotta così ripartita:

  • Scorta diretta: 2° Div incrociatori leggeri, 10° Sq Ct e 6 Tp
  • Scorta a distana: Pola, 1° e 3° Div con la 12°, 9° e 11° Sq Ct a 35 miglia a levante del convoglio
    7° Div e 13° Sq Ct a 45 a ponente del convoglio
  • Sostegno: 5° Div Nb, 4° e 8° Div inc leggeri con la 7°, 8°, 15° e 16° Sq Ct.

    Il convoglio partito da Napoli alle 18.00 del 6 luglio, giungeva felicemente a destinazione e tutte le navi entrarono in porto a Bengasi prima delle 22 del giorno 8; mentre la 2° Div e la 10° Sq Ct ebbero ordine di dislocarsi a Tripoli.

    Conteporaneamente all'uscita di tutta la flotta italiana anche la Royal Navy uscì in forze da Alessandria, nella notte del 7, per andare incontro a due convogli provenienti da Malta e diretti in Egitto; uno lento, composto da 4 piroscafi che procedevano a 9 nodi, e uno veloce, con tre piroscafi che procedevano a 13 nodi. La Mediterranean Fleet era divisa per l'occasione in tre gruppi:

  • Forza A: composta dalla 7° Div inc (Orion, Neptune, Sidney, Liverpool, Gloucester) e da un Ct al comando del V. Amm. Tovey sull'Orion.
  • Forza B: composta dalla Nb Warspite con il C.te in Capo Amm. Cunningham e da 5 Ct
  • Forza C: composta dalle Nb Royal Sovereing e Malaya dalla Np Eagle e da 11 Ct al comando del C. Amm. Pridham-Wippell sulla R. Sovereing.

    Le prime mosse




    La mattina dell' 8 luglio l'Amm. Campioni, in seguito a alcuni messaggi di Supermarina che lo informavano di navi nemiche nelle vicinanze, fece catapultare due aerei della 4° Div le cui ricerche dettero esito negativo, poiché le navi inglesi erano ancora molto lontane. Ordinò quindi che si procedesse verso la Libia come se niente fosse; in seguito ad altri numerosi avvistamenti da parte di aerei della Cirenaica, nonché da notizie di numerosi attacchi aerei sulla formazione nemica, ordinò, alle 15:20, ai gruppi Pola e Cesare di dirigersi verso il nemico, per evitare che questo potesse bombardare Bengasi all'alba del giorno seguente mentre, cioè, il convoglio sarebbe stato sotto scarico. Ma Supermarina, avuta ormai una chiara situazione degli intenti del nemico ordinò di non impegnarsi in battaglia e successivamente ordinò di dirigersi verso le basi, con l'obbiettivo di tagliare la strada alle forze inglesi che si dirigevano verso Malta. ( 1 ) L'ordine successivo, giunto all'Amm. Campioni alle 22:00 di quel giorno, fu di riunire tutte le sue forze a 65 miglia a Sud-Est di Punta Stilo per sventare un probabile attacco aereo navale nemico sulla Sicilia che si prevedeva per il pomeriggio del giorno dopo ( 9 luglio ).L'Amm Campioni autorizzò alcune squadriglie di Ct ( 8°, 13°, 15°, 16° ), di dirigersi nelle basi della Sicilia Orientale per rifornirsi di nafta, per averle pronte all'azione nel pomeriggio del giorno dopo.

    l'Amm Cunningham venne a conoscenza della presenza in mare della Flotta italiana la mattina dell' 8 luglio, da un avvistamento del sommergibile Phonenix che segnalava due Nb e 4 Ct, mentre nel pomeriggio ebbe la conferma da un ricognitore che segnalò alle 15:10 la presenza di 2 Nb, 6 Inc e 7 Ct ( si trattava dei gruppi Cesare e Pola riuniti che si stavano dirigendo incontro alla flotta inglese. In base a queste informazioni il Comandante in Capo inglese decise di sospendere momentaneamente la missioni di scorta ( 2 ) e ordinò di dirigersi alla massima velocità possibile ( soli 20 nodi per via della lenta R. Sovereing) in direzione di Taranto allo scopo di interporsi tra la flotta italiana e la loro base principale, dando appuntamento in un punto situato a 60 mg a Nord-Nord-Est del punto di riunione italiano, in un punto cioè molto favorevole. ( 3 )
    Durante tutto il giorno la flotta inglese fu attaccata numerose volte da bombardieri italiani:
  • La Forza A subì, tra le 10:23 e le 18:37, 5 attacchi distinti, nell'ultimo attacco l'inc Gloucester fu colpito da una bomba che penetrò nella controplancia uccidendo il comandante, 6 ufficiali, 11 uomini e ferendo altri 9 uomini; l'inc fu costretto a passare alla stazione di governo e di direzione del tiro di poppa.
  • La Forza B venne attaccata, tra le 12:05 e le 18:12, sette volte, con lancio di circa 120 bombe, senza subire alcun danno.
  • La Forza C venne attaccata, tra le 09:51 e le 17:45, sei volte, con lancio di circa 80 bombe da quote comprese tra i 3000 e 4500 m, senza riportare alcun danno

    La diversione


    La mattina del giorno 8 la Forza H usciva da Gibilterra con l'obbiettivo di confondere gli italiani sul vero intento dell'uscita della M. Fleet.
    La formazione navale era composta dall' Inc da battaglia Hood, dalle Nb Revenge e Valiant, dalla Np Ark Royal, dagli inc leggeri Enterprise, Emerald, Arethusa e da 13 Ct. Supermarina, venuto a conoscenza dell'uscita di questa forza navale alle 13:40 di quel giorno, apprezzo che si trattasse di una operazione congiunta delle due flotte, ma avendo impegnata tutta la flotta a oriente, affidò all'aeronautica il compito di attaccare questa nuova formazione nemica appena essa fosse giunta nel raggio di azione dei bombardieri dislocati in Sardegna; fu inoltre rafforzato lo schieramento di smg in quel settore. Contro la Forza H fu lanciato un massiccio attacco aereo il giorno 9 luglio verso le 19:00, in cui furono abbattuti due nostri bombardieri, che colpirono lievemente l'Inc da Battaglia Hood, la Np Ark Royal e danneggiarono gravemente due Ct. ( uno dei quali , l'Escort, fu affondato due giorni dopo dal smg Marconi).


    La fase pretattica


    Mentre le navi italiane si stavano dirigendo al punto di riunione fu avvistato verso le 08:00 del 9 luglio un ricognitore nemico che si teneva fuori tiro approfittando del fatto che le nostre navi non erano scortate da nessun aereo italiano. Alle 9:00 l'Amm. Campioni comunicava ai suoi ammiragli dipendenti le sue disposizioni: fece assumere una formazione su 4 colonne con al centro le due Nb e gli Inc pesanti, con due gruppi di Inc leggeri che precedevano e seguivano il grosso della FF.NN. Durante la marcia di avvicinamento al nemico gli inc leggeri Diaz e Cadorna e tre Ct ( Dardo, Strale, Da Noli ) dovettero rientrare alle basi per delle avarie alle macchine. Tra le 13:15 e le 13:26 il gruppo Pola fu attaccato da aerosiluranti partiti dalla portaerei Eagle, l'attacco ottimamente condotto non portò a nessun risultato, ma mise in disordine l'intera formazione navale; subito dopo, alle 13:30, un velivolo della 142° squadriglia da ricognizione marittima comunicava l'avvistamento della formazione nemica in un punto a circa 80 miglia a Nord-Est della flotta italiana. L'Amm Campioni cambiò subito rotta per dirigersi contro il nemico, ma così facendo rese ancora più confusionaria la manovra dei vari gruppi, ancora in allarme per l'attacco aereo ricevuto.

    La Mediterranean Flett da parte sua aveva continuato la propria rotta indisturbata e avuti numerosi rapporti di ricognitori che segnalavano le navi nemiche in avvicinamento si poté disporre tranquillamente nella formazione voluta: Forza A 8 miglia a prora della Forza B che era a sua volta 10 miglia a prora della Forza C. Furono lanciati inoltre alle 11:45 9 aerosiluranti "Swordfish" che attaccarono gli eseguirono il già citato attacco contro la nostra flotta, rientrando tutti alle 14:34.


    Il combattimento

    Regia Marina Royal Navy
    2 Nb con 20 cannoni da 320 mm 3 Nb con 24 cannoni da 381 mm

    1 Np con 17 aerei
    6 Ip con 48 cannoni da 203 mm
    8 Il con 68 cannoni da 152 mm 4 Il con32 cannoni da 152*
    16 Ct** 14 Ct
    *L'inc Gloucester non partecipò all'azione perchè danneggiato.
    ** Mancavano i 3 Ct rientrati per avarie e i 13 Ct inviati a rifornirsi di nafta.


  • Lo schema della battaglia

  • Alle 14:15 furono catapultati, per ordine dell'ammiraglio Campioni, gli aerei della 4° e della 8° Div, che alle 14:45 segnalavano la presenza della formazione inglese a sole 32 miglia dalla flotta italiana, mentre in precedenza alle 14:35 un ricognitore inglese segnalò all'Amm Cunningham l'esatta posizione della flotta italiana. Ormai lo scontro era inevitabile e fra le 14:50 e le 15:10 avvennero i primi reciproci avvistamenti, in quel momento la visibilità era di circa 25 mila metri, con vento da Nord forza 4 e mare leggermente mosso, il cielo era quasi libero da nubi.

    La prima azione fu quella che contrappose gli inc della 4° e dell' 8° Div italiane a quelli della 7° Div inglese, essendo le forze esploranti delle due formazioni. Il tiro fu aperto alle 15:20 dalla 8° Div e alle 15:26 dalla 4° Div, mentre le navi inglesi stavano da alcuni minuti sparando sulla IX Sq Ct. Durante questa azione, che durò fino alle 15:30, non fu colpita nessuna unità; soltanto sul Neptune schegge di un proiettile scoppiato molto vicino allo scafo danneggiarono la catapulta e il velivolo, che vi si trovava sopra, che fu poi gettato a mare. Il combattimento fu interrotto dai nostri Inc poiché furono inquadrati da 10 salve da 381 mm sparatigli contro dalla Warspite e dalla Malaya. Anche gli incrociatori inglesi si ritirarono quando si accorsero dell'avvicinarsi delle Nb italiane.

    Le Nb inglesi e italiane, venute a sostegno dei rispettivi Inc, cominciarono il combattimento poco dopo; alle 15:53 dalla distanza di 26.400 m la Cesare e la Cavour aprirono il fuoco. Dopo pochi minuti anche le Nb inglesi aprirono il fuoco. A questo proposito va detto che la Royal Sovereign, troppo lenta non prese parte all'azione; mentre anche la Malaya sparò solo 8 salve che risultarono tutte molto corte. Nel frattempo anche gli incrociatori pesanti aprirono il fuoco contro la Warspite, e il Trento ritenne di aver messo a segno un colpo alle 15:58. ( su questo argomento si sono aperti notevoli dibatti, poiché gli inglesi smentiranno ma la Warspite subì delle riparazioni, seppur di poco conto, ad una riservetta corazzata di un complesso da 102 mm ). La ricomparsa degli inc inglesi costrinse il gruppo Pola a concentrare il proprio tiro su di essi. Il tiro delle due Nb italiane risultò subito a cavallo della Warspite, ma tutte le salve eccetto una presentarono notevoli dispersioni longitudinali; il tiro inglese si rivelò molto preciso e progressivamente centrato sulla nave ammiraglia, Cesare, che fu colpita da un proiettile da 381 mm alle 15:59. Il proiettile perforò, esplodendo al suo interno, il fumaiolo poppiero mentre numerose schegge perforarono i locali vicini; inoltre le 4 caldaie di poppa dovettero essere spente per invasione di gas e fumo, un uomo morì per asfissia e molti altri furono intossicati; la perdita di 4 caldaie fece diminuire la velocità a 18 nodi. L'Amm Campioni non ritenendo opportuno lasciare la sola Cavour con gli Inc pesanti decise di rompere il contatto e alle 16:05 ordinava a le Sq di siluranti in posizione favorevole di attaccare con i siluri e di fare fumo per coprire la ritirata delle navi maggiori.

    Durante la fase di sganciamento ( 4 ) gli Inc pesanti coprirono la 5° Div che si stava ritirando e continuarono a sparare contro gli inc nemici fino alle 16:17, quando furono attaccati da 9 aerosiluranti inglesi decollati dalla Eagle, l'attacco si risolse con un nulla di fatto, ma disturbò molto il tiro italiano; durante questa fase il Bolzano fu colpito tre volte da proiettili da 152 mm degli inc inglesi (alle 16:05 ): uno colpì il comando del timone, che rimasto bloccato fece fare alla nave un giro completo su se stessa prima che fosse possibile riparare il guasto, uno la volata del cannone di dritta della seconda torre, che continuerà a sparare, e l'ultimo la camera di lancio di poppa, inutilizzando due tubi lanciasiluri.
    Tra le 16:06 e le 16:45 la 9°, la 7°, l'11° e la 12° Sq Ct effettuarono gli attacchi con siluro, lanciando complessivamente 32 siluri senza esito.

    Il rientro alle basi

    La flotta italiana, disturbata da diversi bombardamenti subiti per opera di aerei nazionali fortunatamente senza alcun danno, si diresse, dopo la rottura del contatto, verso lo stretto di Messina. Alle 21:00 la Cesare e la 3° Div (Trento, Trieste, Bolzano) attraccò nel porto di Messina; la 7° Div fu invece fatta proseguire fino a Palermo; tutte le altre unità si diressero ad Augusta. Poco dopo le 01:00 del 10 luglio salparono però in tutta fretta il Pola con la 1° Div ( Zara, Fiume, Gorizia), con la Cavour e con le rispettive Sq di Ct per andare a Napoli. Questo perché si temeva un attacco di aerosiluranti inglesi in quel porto; per lo stesso motivo nel pomeriggio anche la 4° e l' 8° Div salparono per Taranto. Fu veramente un felice intuizione poiché la sera stessa, alle 21:40 del 10 luglio, un formazione di 4 aerosiluranti affondava con un siluro il Ct Pancaldo, provocandone l'affondamento e la morte di 16 uomini dell'equipaggio. Il 12 luglio la Cesare e il Bolzano, scortati da 5 Ct, furono inviati a La Spezia, per effettuare le necessarie riparazioni. Le altre Div e Sq ripresero in quei giorni la loro dislocazione normale.

    L'Amm Cunningham, capite l'intenzioni del nemico di ritirarsi verso Messina, si rese conto dell'impossibilità di superare il fitto sbarramento di nebbia che era stato steso dalle navi italiane in ritirata e dette ordine di allontanarsi dalla zona alle 18.30 dopo aver tentato più volte di riprendere il contatto. Durante questa fase, dalle 16:43 alle 21:10, la flotta inglese fu ripetutamente attaccata da numerose formazioni di aerei italiani, per complessivi 126 bombardieri, che lanciarono 8 bombe da 500 Kg, 236 da 250 kg, 270 da 100 kg. Non vi furono colpi a bordo ma numerose bombe scoppiarono nelle vicinanze di molte navi inglesi causando alcuni morti e feriti. Durante il giorno 10, mentre i Ct si rifornivano di nafta a Malta, la flotta incrociava a sud dell'isola. L'11 luglio la M. Fleet cominciava il viaggio di ritorno, scortando i due convogli che era venuta a prendere in consegna, e arrivò ad Alessandria, divisa in due formazioni di scorta ai rispettivi convogli, tra il 13 e il 14 luglio


    Considerazioni

    La prima battaglia fra la Regia Marina e la Royal Navy si era conclusa con un nulla di fatto ed entrambi i comandi dovettero rivedere le proprie strategie:

  • Supermarina si era già resa conto che la collaborazione con la Regia Aeronautica era inesistente, anzi dannosa vista i numerosi bombardamenti subiti da aerei nazionali, e che la strategia di puntare esclusivamente sui bombardieri d'alta quota contro obbiettivi navali si era rivelata completamente errata: in quei giorni quasi 500 bombardieri attaccarono le navi inglesi, ma solo una bomba colpì l'inc Gloucester; se si fossero avuti la metà fra aerosiluranti e bombardieri in picchiata le cose sarebbero andate sicuramente in modo diverso, come avvenne infatti più tardi. Inoltre la presenza di una Np nella formazione britannica aveva permesso all'Amm Cunningham di aver sempre una chiare visione di cosa stessimo facendo e di attaccarci nei momenti più opportuni. L'aver accettato battaglia contro una formazione più forte fu indubbiamente un grave errore, e fummo fortunati a cavarcela così a buon mercato, anche perché l'Amm. Bergamini, al comando della IX Div. Nb, aveva chiesto la sera dell'8 di salpare da Taranto per portare sul campo di battaglia il peso, quasi sicuramente decisivo, do 18 ottimi cannoni da 381 mm; questo permesso gli fu negato in maniera quasi inspiegabile. Fu questa l'unica battaglia fra Nb nel Mediterraneo e come si vedrà, questa fu l'unica volta in cui eravamo in condizioni svantaggiose, tutte le altre volte rifiutammo di combattere. Come disse l'Amm Cunningham "l'effetto materiale del colpo da 381 ricevuto dal Cesare fu nullo, ma quello morale fu enorme", e in effetti fu proprio così!!

  • Con la battaglia di Punta di Stilo tramontò il sogno, da parte inglese, di una rapida vittoria sull'Italia. In effetti la decisione di spingere l'Italia ad entrare in guerra a fianco della Germania era stata presa basandosi sulla sicurezza che una rapida e sicura vittoria navale avrebbe costretto l'Italia a chiedere pace, eliminandola definitivamente dal gioco. Questo fallimento coincise con l'inizio della Battaglia di Inghilterra e fu sicuramente il peggior momento per l'impero britannico. Dalla battaglia di Punta Stilo l'Amm Cunningham uscì anzi sconfitto poiché dovette rinunciare alla lenta ed inutile R. Sovereing, e richiedere alcuni inc pesanti, navi di cui era sprovvisto. Questi rinforzi, che gli furono inviati con l'operazione Hast indebolirono la Home Fleet, impegnata in quel periodo a contrastare le incursioni delle navi di linea tedesche lungo le rotte dei convogli atlantici.