La I Battaglia
delle Sirte

Genesi
Nel novembre del 1941 la situazione dei rifornimenti del nostro esercito in Libia era gravissima, la marina sia per mancanza di nafta sia per deficienze tecnologiche non riusciva più a difendere i convogli per la Libia e le perdite di navi mercantili e militari aveva raggiunto un livello insostenibile.
Fu così deciso di far uscire praticamente tutta la flotta per scortare un grosso convoglio ( composto da ben 8 veloci motonavi ) diretto a Tripoli; purtroppo l'operazione nacque sotto cattivi auspici: il 14 dicembre durante il viaggio di trasferimento da Napoli a Taranto, dove si stava riunendo il grande convoglio, la Nb Vittorio Veneto, che seguiva la gemella sui cui era imbarcato l'Amm. Iachino, fu colpita da un siluro lanciatogli dal sommergibile britannico Urge che esplose all'altezza del deposito di munizioni della Torre 3; sebbene non vi furono gravi danni né vittime la nave non poteva partecipare alla missione e dovette essere immessa per breve tempo in bacino. Molto peggio era andata il giorno prima: infatti il sommergibile britannico Upright aveva silurato e affondato le due navi da carico Filzi e Del Greco al largo di Capo San Vito, nella confusione altre due navi entrarono in collisione e subirono avarie che era necessario riparare, tutte queste navi stavano dirigendosi a Taranto per unirsi al convoglio. Così delle previste 8 navi mercantili ne erano rimaste solo 4, si pensò allora di rinviare l'operazione ma fu poi deciso di eseguirla lo stesso poiché un ulteriore rinvio avrebbe fatto precipitare il morale degli equipaggi e la fiducia della nazione nella marina.
La traversata
Per difendere quei 4 piroscafi ( Pisani, Monginevro, Napoli, Ankara ) che si erano salvati fu fatta uscire una forza navale assolutamente sproporzionata allo scopo, che contrastava in modo incredibile con quello che la marina aveva fatto fino a pochi giorni prima. Sarebbero infatti salpati:
Scorta diretta: Nb Duilio, Il Attendolo, Duca d'Aosta, Montecuccoli e 8 Ct al comando dell'Amm di Divisione Bergamini
Gruppo di Sostegno: Nb Littorio, Cesare, Doria, Ip Gorizia, Trento e 10 Ct al comando dell'Amm di Squadra Iachino
8 sommergibili furono inviati in agguato ai lati della rotta prevista dalla flotta italiana
10 posamine avevano posato pochi giorni prima nuovi campi di mine in punti opportuni
furono fatti affluire in Sicilia tutti gli aerei antisom disponibili
Il convoglio italiano salpò da Taranto nel pomeriggio del 16 dicembre, mentre poco prima un aereo da ricognizione tedesco aveva individuato una formazione britannica composta da una corazzata e alcuni incrociatori a circa 55 miglia da Sidi el Barrani e con rotta ovest, si trattava in realtà di tre Il ( Naiad, Euryalus, Carlise ) e 7 Ct, al comando del contrammiraglio Vian, che stavano scortando il trasporto veloce Breconshire con 5000 tonnellate di nafta diretto a Malta, a queste navi sarebbe andata incontro dalla stessa isola la Forza K composta da 3 incrociatori e 2 Ct.
L'Amm Iachino, convinto che quella Nb inglese non potesse navigare senza almeno un'altra nave simile o un portaerei, decise prima di tutto di proteggere il convoglio e non si gettò subito addosso alla formazione inglese; poiché in successive ricognizioni si continuava a parlare di una Nb ma di nessun mercantile Iachino penso che quella squadra inglese avesse come scopo la distruzione del convoglio. La stessa cosa la pensava Vian che era stato informato da un sommergibile della presenza in mare di corazzate italiane in rotta verso Sud.
L'Amm Cunningham, dopo le dolorose perdite della Barham e del Galatea, conscio di aver pochi Ct per proteggere le sue due Nb rimaste decise di non salpare in aiuto di Vian, ma ordinò che la Forza K anticipasse il congiungimento con il convoglio, cosa che avvenne nelle prime ore del 17.
Durante la mattinata la formazione britannica fu pesantemente attaccata da 24 aerosiluranti italiani e 50 bombardieri tedeschi, ma senza alcun esito; Iachino che stava già manovrando per intercettare il nemico ( vincolato dalla scarsa velocità delle vecchie Doria e Cesare ) aveva nel frattempo fatto lanciare l'idrovolante del Gorizia alle 10:15 e poiché questi non aveva scoperto nulla lanciò in rapida successione tutti quelli della Littorio e uno del Trento. Un aereo della Littorio scoprì il gruppo britannico, subito la formazione italiana aumentò a 24 nodi e mise la prua sul nemico. Anche quest'ultimo aereo aveva tuttavia segnalato la presenza di una Nb: l'errore era dovuto al fatto che il Breconshire era dotato di fortissimo armamento antiaereo e essendo una nave di circa 15000 t fu scambiato sempre come una corazzata, fu un grave errore che condizionò di molto l'operato di Iachino.

La battaglia
Dopo aver scorto il nemico che si rifugiava dietro una cortina di nebbia, le corazzate italiane aprirono il fuoco alle 17:45 ad una distanza di ben 29.000 metri, poco dopo anche la III Div apriva il fuoco; Vian che aveva inviato il prezioso trasporto scortato da due Ct verso sud aveva ordinato a i Ct rimasti di attaccare a fondo per guadagnare tempo mentre i suoi incrociatori continuavano a spargere la nebbia artificiale. Infatti il sole era già tramontato e di li a poco Vian sapeva che gli italiani, senza radar, si sarebbero ritirati. La carica dei Ct britannici si spense presto tanto che alle 17:54 avevano già invertito la rotta, il Ct Kipling ebbe dei danni e un morto per un colpo da 203 scoppiato molto vicino. Alle 18:04 le navi italiane cessarono il fuoco.
Il convoglio britannico sano e salvo, scortato dalla Forza K, riuscì a raggiungere Malta il giorno dopo, mentre Vian e i suoi incrociatori subito dopo lo scontro fecero rotta a tutta velocità per Alessandria. Nel pomeriggio del 17 gli inglesi avena scoperto che vi era un convoglio italiano in mare, le ricognizioni della mattina del 18 confermarono che le Nb italiane incrociavano ancora nella zona dello scontro e giustamente pensarono che le navi mercantili avrebbero tentato di raggiungere Tripoli nella notte, allora gli incrociatori Neptune, Aurora, Penelope e i Ct Kandahar, Lance, Lively, Havock si diressero a tutta forza verso il porto nemico per annientare anche questo convoglio. Questa volta però la buona stella della Forza K nulla poté contro un nuovo campo di mine appena posato dagli italiani: il Neptune in testa alla formazione urtò contro una mina che gli devastò la sala macchine immobilizzandolo; pochi istanti dopo l'Aurora e il Penelope colpirono anche loro due mine, il primo con gravissimi danni e più di 100 morti riuscì a stento a raggiungere Malta, il secondo ebbe danni meno gravi. Il Ct Kandahar che non voleva abbandonare il Neptune al suo destino tentò di prenderlo al rimorchiò ma così facendo fu colpito in pieno da una mina che gli asportò completamente la poppa. Il Neptune incassò altre tre mine prima di affondare mentre il Kandahar affondò soltanto il 20.
La Forza K aveva cessato di esistere, quando gli fu comunicata la notizia a Cunningham questi disse che peggio di così l'anno non poteva finire: in realtà per l'Amm inglese il peggio doveva ancora venire , la stessa notte la X Mas entrò nella storia con l'impresa d'Alessandria.
Considerazioni
Per una volta un convoglio era arrivato intatto a destinazione, ma a che prezzo: per due mesi la marina si chiuse nei porti senza nemmeno uscire più per esercitazioni per compensare l'enorme quantità di nafta consumata. La ricognizione aerea fu ancora una volta insufficiente e confusionaria se Iachino non fosse stato convinto della presenza della Nb avrebbe distaccato la Littorio e la III Div a 28-30 nodi contro il nemico sin dalla mattina e probabilmente avrebbe potuto infliggergli perdite rilevanti. Dall'altra parte bisogna ammirare l'audacia con il quale gli inglesi condussero la guerra: fecero salpare 3 Il e 4 Ct per cercare di intercettare un convoglio che probabilmente non avrebbero mai raggiunto, questa volta gli andò male ma quante volte fecero strage dei nostri convogli!!