Sommergibili



La marina entrò in guerra con 117 sommergibili in servizio, la più grande flotta sottomarina di quel periodo, con navi di costruzione moderna e avanzata. Purtroppo i sommergibili italiani erano progettati per operare in immersione in agguato, mentre durante il conflitto furono impiegati in superficie in attività di pattuglia. Questo fatto fa considerare i somm. Italiani come mal riusciti sotto tutti gli aspetti, cosa assolutamente falsa: per l'impiego che dovevano svolgere in origine non era necessario avere una rapida immersione per sfuggire a attacchi aerei, ne una elevata velocità in superficie fattori che invece si rivelarono determinanti nella guerra sottomarina. Quando i sommergibili furono usati in agguati si rivelarono ottime unità, soprattutto come capacità di ore in immersione e di confort per l'equipaggio. Durante la guerra alcune lacune vennero colmate: le vistose torrette vennero sostituite da altre simili a quelle degli U-boote, i lancio dei siluri non avvenne più con aria compressa poiché formava una bolla d'aria che rivelava la posizione del somm.

La Regia Marina molto intelligentemente divise il suo programma costruttivo in base ai diversi ruoli e requisiti che i vari somm. dovevano avere:
  • Smg di Media Crociera: erano i smg che dovevano operare in Mediterraneo e erano di costruzione omogenea e facilmente riproducibili, per riparare alle perdite che si prevedevano giustamente elevate.
  • Grande Crociera: una continua evoluzione fatta di molte classi diverse per i somm. che dovevano operare in Atlantico, il cui culmine fu raggiunto solo a guerra iniziata.

    E' interessante notare come la r. marina ritenesse che 100 somm. fossero il minimo per una guerra attiva, questo studio prevedeva :
  • 60 somm. di media crociera (20 in zona di operazione, 20 in trasferimento, 20 in manutenzione)
  • 30 somm. di grande crociera (10 in zona di operazione, 10 in trasferimento, 10 in manutenzione)
  • 10 somm. da utilizzare per l'addestramento

    Le basi da cui operarono i sommergibili italiani

    Il programma in tempo di guerra prevedeva la costruzione di 50 somm. ogni anno, ma l'Italia dopo la guerra d'Etiopia, Spagna, Albania aveva finito quei materiali e quei soldi necessari al mantenimento di una flotta sottomarina numerosa. Se all'inizio del conflitto la flotta subacqueo era sicuramente la parte di tutte le forza armate più preparata, bisogna ammettere che nessuna componente delle FF.AA. fu così sviluppata durante la guerra come la componente subacquea. Il rinnovamento continuo per la componente subacquea è un elemento vitale, indispensabile e la sua mancanza comporta un decadimento progressivo e inarrestabile dell'efficienza e delle capacità operative. A questa esigenza la Marina cercò in qualche modo di porre rimedio, in ritardo e una soluzione inadeguata, facendo costruire una nuova serie (13 unità) dell'ormai superata classe 600 e la nuova classe Tritone di cui solo 8 unità fecero in tempo a entrare in servizio.
    Durante la guerra furono anche sviluppati due nuovi tipi di sommergibili, oltre ai mezzi d'assalto (SLC e barchino esplosivo): i sommergibili da trasporto della classe R e i piccollissimi sommergibili da assalto della classe CA e CB.